Andrea Rossi Andrea ha suonato/esposto tra gli altri con:
Carla Accardi, Chantal Akerman, Adriano Altamira, Maurizio Arcangeli, Stefano Arienti, Guglielmo Aschieri, Charles Atlas, Marco Bagnoli, Nicos Baikas, Alex Battini, Ericka Beckman, Mauro Beggio, Davide Benati, Fausto Bertasa, Carlo Berté, Joseph Beuys, Mauro Biffaro, Guillaume Bijl, Tomaso Binga, Irma Blank, Renata Boero, Giorgio Bompadre, Ivo Bonacorsi, Beppe Bonetti, Robert Bonisolo, Luca Bonvini, Glenn Branca, Remo Brindisi, Jean Brusselmans, Luca Buvoli, Antonio Calderara, Giovanni Campus, Luigi Carboni, Nicola Carrino, Angelo Casciello, Gabriella Casiraghi, Daniele Cavallanti, Guglielmo Achille Cavellini, Umberto Cavenago, Jacques Charlier, Elisa Chierici, Vittoria Chierici, Armando Chitolina, Marco Cingolani, James Coleman, Gianni Colombo, Peppe Consolmagno, Maurizio Corona, Michele Cossyro, Roberto O. Costantino, Enzo Cucchi, Nicola Cucchiaro, Cuoghi Corsello, Dorit Cypis, Dadamaino, Roberto Dani, Fernando De Filippi, Enrico Tommaso De Paris, Rich De Rosa, Alex De Rosso, Davide De Vito, Mario Dellavedova, Daniele Di Gregorio, Lili Dujourie, Edward Dwurnik, Steve Fagin, Emilio Fantin, Pierluigi Ferrari, Manuela Filiaci, Pietro Finelli, Giosetta Fioroni, Jochen Fischer, Paola Fonticoli, Günther Förg, Pietro Fortuna, Dale Frank, Michel Frère, Omar Galliani, Salvatore Garau, Horacio Garcia Rossi, Alberto Garutti, Jean Gaudaire-Thor, Franco Gentilini, Ludger Gerdes, Gianbecchina, Piero Gilardi, Giuliano Giuman, Enrico Granafei, Riccardo Guarneri, George Haslam, Nina Haveman, Ulrich Horndash, Hsiao Chin, Mark Innerst, Marcello Jori, Julius, Babis Kandilaptis, Tadeusz Kantor, Massimo Kaufmann, Niek Kemps, Hubert Kiecol, Thorsten Kirchhoff, Joseph Kosuth, Silvio Lacasella, Julio Le Parc, Gorik Lindemans, Sergio Lombardo, Jozef Lukomski, Ken Lum, Emanuele Luzzati, Tito Maffei, Mafonso, Susanne Mahlmeister, Luigi Mainolfi, Renato Maioli, Piero Manai, Giuseppe Maraniello, Renzo Margonari, Elio Mariani, Amedeo Martegani, Maurice de Martin, Luigi Mastrangelo, Andrea Mazzacavallo, Marco Mazzucconi, Alessandro Mendini, Silvio Merlino, Francesco Messina, Lisa Milroy, Paolo Minoli, Letizia Minotti, Aldo Mondino, Gian Marco Montesano, Elisa Montessori, Matt Mullican, Cleto Munari, Juan Muñoz, Mario Nanni, Bruce Nauman, Mario Nigro, Gianfranco Notargiacomo, Rinaldo Novali, Oswald Oberhuber, Jean-François Octave, Luigi Ontani, Gottardo Ortelli, Maurizio Osti, Tony Oursler, Achille Pace, Ria Pacquée, Luca Pancrazzi, Filippo Panseca, Antonio Passa, Stefano Pastor, Luca Maria Patella, Stefano Peroli, Pino Pinelli, Gianni Pisani, Giò Pomodoro, Concetto Pozzati, Massimo Pulini, Pier Luigi Pusole, Royden Rabinowitch, Mario Raciti, Franco Raggi, Arnulf Rainer, Carol Rama, Roger Raveel, Renzogallo, Antonio Riello, Righeira, Barthel Ritzen, Giuseppe Rivadossi, Serse Roma, Guy Rombouts, Mimmo Rotella, Marco Nereo Rotelli, Cinzia Ruggeri, Remo Salvadori, Andrea Salvino, Salvo, Marco Samoré, Fabio Sandri, Denis Santachiara, Marilena Sassi, Mario Schifano, Rob Scholte, Victor Servranckx, Fabrizio Sotti, Aldo Spoldi, Mauro Staccioli, Tino Stefanoni, Luigi Stoisa, Walter Swennen, Maurizio Taioli, Bert Theis, Koen Theys, Tiziano Tononi, Maurizio Turchet, Franco Vaccari, Walter Valentini, Charles Vandenhove, Willy Vandersteen, Ludwig Vandevelde, Jan van Oost, Jan Vercruysse, Luigi Veronesi, Nanda Vigo, Andrea Volo, Michele Vurchio, Martin Walde, Robin Winters, William Xerra, Tono Zancanaro, Carmelo Zotti, Giorgio Zucchini
Si sono occupati del lavoro di Andrea Rossi Andrea/hanno operato con lui, tra gli altri:
AAJ Staff, Alessandro Achilli, Artis Records, Fabio Avaro, Kate Baker, Andrea Ballarin, Beatrice Barausse, Enzo Battarra, Alberto Bazzurro, Vittorino Bernardi, Filippo Bordignon, Rossana Bossaglia, Adelia Brigo, Boris Brollo, Mirella Brugnerotto, Laurent Busine, Giampiero Cane, Raffaello Carabini, Lidia Cardino, Claudio Casanova, Nicola Catalano, Massimo Cervelli, Giulio Ciavoliello, Nicola Cisternino, Richard Cocco, Maurizio Comandini, Eugenio Comencini, Bruno Corà, Massimo Corvino, Luca Cristiani, Bice Curiger, Erika Dagnino, Diego D'Angelo, Demosthène Davvetas, Chris Dercon, Gigi De Rienzo, Roberto Di Caro, Edoardo Di Mauro, Ghighi Di Paola, Giacinto Di Pietrantonio, Elisabetta Di Prisco, Floriana Donati, Edel Records, Diego Esposito, Claudio Fasoli, Faustiko, FBT, Mario Ferrara, Guido Festinese, Santa Fizzarotti, Betta Frigieri, Gennaro Fucile, Carlo Gallucci, Giorgio Gaslini, Romano Gasparotti, K.J. Geirlandt, Cristina Genesin, Roberto Gentile, Bruce Gertz, Armando Ghidoni, Gino Gianuizzi, Silvia Grandi, Elio Grazioli, Aldo Grazzi, Paul Groot, Jan Hoet, Davide Ielmini, Sheila Jordan, Vic Juris, Jouko Kirstilä, Laurus, Thomas Lawson, Corrado Levi, Loft Arte, Elisabetta Longari, Luciano Lora, Marco Maiocco, Gian Mario Maletto, Manne Guitars, Paola Marini, Luigi Meneghelli, Alessandra Menegotto, Giobatta Meneguzzo, Stefania Michelato, Guido Michelone, Carlo Montanaro, Gianni Montano, Giordano Montorsi, Carola Pandolfo Marchegiani, Giorgio Mortarino, Luigi Naro, neon>campobase, Marco Paolucci, Cosimo Parisi, Francesca Pasini, Sergio Pasquandrea, Luca Pavanel, Paolo Peviani, Alex Pierotti, Francesca Pietracci, Annelie Pöhlen, Bruno Pollacci, Radio Italia e Video Italia Staff, Antonio Ribatti, Mario Rigoni Stern, Vincenzo Roggero, Francesco Ronzon, Chris Rosenberg, Ermes Rosina, Luigi Sabelli, Pino Saulo, Gabi Scardi, Rüdiger Schöttle, Claudio Sessa, Taran Singh, Anna Sostero, Lucia Spadano, Peppo Spagnoli, Splasc(H) Records, Stefano Starace, Fabio Strada, Lauro Tamburi, Tamburo, Saverio Tasca, Max Tempia, Grazia Terribile, Antonia Tessitore, Alfredo Tisocco, UFIP, Wim van Mulders, Filippo Zaccaria, Amalia Zordan
ESTRATTI/MEDIA-GRAFIA
«Andrea Rossi Andrea, prima d’essere un artista visivo o un musicista, è un artista e basta. Assai bravo.
Negli anni ha formalizzato un lavoro ricchissimo, stratificato, acuto.
Fra le cose di cui mi pare sia opportuno rendere conto in questo breve spazio è ricordare che rispetto alla diffusione quasi stereotipata dei concetti e pratiche spacciate per "arte relazionale" (spesso in realtà operazioni al limite del fasullo, inventate o dove, semplificando, si usano strumentalmente gli altri) Rossi Andrea si è distinto come un autentico artista di relazione, verificabile.
Già operando in tempi nei quali quest’arte era tutt’altro che percorsa e di moda»
GINO GIANUIZZI, gallerista neon>campobase, giugno 2010. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Andrea Rossi Andrea è un musicista pensante come pochi»
ROMANO GASPAROTTI, filosofo, docente Accademia di Belle Arti di Brera di Milano e Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, 10 giugno 2010. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Un grande talento quello di Andrea Rossi Andrea: profondo compositore, eccellente bassista. Con Ground Plane Antenna ha fatto dischi straordinari di qualità altissima»
LUIGI NARO, responsabile Splasc(H) Records, maggio 2010. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Sono rimasto molto impressionato dalla totalità della ricerca e dell'operazione artistica che Andrea Rossi Andrea sta sperimentando. Innanzitutto mi piace moltissimo il suo sound "basso infinito" e poi la musica che suona presenta una stratificazione incredibile - ma sempre armonica - di influenze e componenti; vi si riconosce certamente la lezione di Miles dalla svolta di "In a silent way", ma anche la traccia dei Material e poi quella di certo British progressive radicale alla Henry Cow assieme ad echi orientaleggianti e infine l'elaborazione di certa musica colta del '900 sulla linea Schoenberg-Berg sino a Luigi Nono. Il tutto non all'insegna della mera contaminazione postmoderna, ma nell'orizzonte dello spirito jazz - quello vero, però! - ossia della elaborazione, declinazione e rifusione e reinterpretazione senza limiti e confini della musica del mondo (colta, non colta, pop, etnico-folk ecc.). Complimenti davvero a Rossi Andrea!
Avverto una grande affinità con lui»
ROMANO GASPAROTTI, filosofo, docente Accademia di Belle Arti di Brera di Milano e Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, 17 aprile 2010. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Andrea Rossi Andrea sintetizza molto bene quella volontà, direi quasi quell'esigenza, d'eclettismo stilistico che caratterizza questa nostra fase di avanzata postmodernità»
EDOARDO DI MAURO, critico d'arte, docente Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino, dalla presentazione della performance di Andrea Rossi Andrea intitolata Ti ricordi dello S-meter dei baracchini?, Officina delle Arti, Reggio Emilia, 13 marzo 2010. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Dal 13 marzo al 18 aprile 2010, presso le prestigiose sedi museali del Comune di Reggio Emilia, verranno presentate alcune installazioni composte da CD pubblicati in questi anni dal musicista ed artista visivo Andrea Rossi Andrea per la Splasc(H) Records. Tali CD, concepiti come vere e proprie opere visivo-sonore, hanno nel tempo conquistato ampi apprezzamenti dalle critiche specializzate e da diversi tipi di pubblico. L'appuntamento di Reggio Emilia ne è ulteriore conferma.
L'evento sarà inaugurato, sabato 13 marzo alle ore 18.00, dall'artista stesso con "Ti ricordi dello S-meter dei baracchini?", concerto per bassi elettrici, basso elettrico MIDI e ground plane antenna.
Il carattere relazionale del lavoro di Andrea Rossi Andrea sarà evidenziato dal contemporaneo dialogo con l'artista visivo Giordano Montorsi ed il suo ciclo "DISSEMINARIO. Varietas varietatum et omnia varietas" (in esposizione nelle medesime sedi), gli incontri e conferenze con i due artisti, con il filosofo Romano Gasparotti, con il critico d'arte Edoardo Di Mauro e lo storico dell'architettura Alberto Giorgio Cassani»
MARCO PAOLUCCI, Andrea Rossi Andrea, in "Kathodik", 9 marzo 2010
«Sono state da più parti sottolineate la profondità, la raffinatezza e l'originalità del lavoro artistico di Andrea Rossi Andrea. Condivido questi giudizi. Andrea è un artista notevole»
EUGENIO COMENCINI, artista visivo, già docente Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino e Accademia di Belle Arti di Venezia, febbraio 2010. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
TOP JAZZ 2009, in "Musica Jazz", gennaio 2010 (segnalato nella sezione: STRUMENTISTA DELL'ANNO - BASSO Andrea Rossi Andrea)
PINO SAULO, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, Baudrillard est mort, in "Battiti", Rai Radio1, Radio Europa, 8 gennaio 2010
«Mi sembra che il dvd "¿A CUÁNTAS PARADAS DE AQUÍ?" di Andrea Rossi Andrea (visionato in anteprima) offra un bel ritratto della sua personalità artistica, proprio nel procedere per frammenti, accostamenti inaspettati, flussi (apparentemente) casuali di suoni e immagini. Una caratteristica che del resto ritorna un po' in tutti i suoi progetti, quella di rifiutare il "prodotto finito" per affidarsi all'alea, all'indeterminazione programmatica. A proposito, mentre guardavo il dvd c'era in soggiorno con me la mia bambina di due anni, che a giudicare dalle reazioni si è molto divertita. Lo guardava, rideva e ballava»
SERGIO PASQUANDREA, critico musicale, dicembre 2009. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Esce con un nuovo album [...] Andrea Rossi Andrea, che [...] utilizza il basso elettrico e la tecnologia MIDI. In INTERNET QSL l'autore usa il basso per costruire un brano impregnato di funk decostruito, dove la voce si alterna e si innesta in un loop disambientante; in INTERNET QSL "YEARS", accompagnato dalla formazione Ground Plane Antenna, si impegna in un una sorta di free liquido, creando con la formazione un magma sonico informe in continua mutazione dove gli altri strumentisti improvvisano, per convergere verso la fine in un passaggio swing che anticipa e accompagna la fine del brano. In INTERNET QSL (ENDING) Andrea usa il basso per creare un brano di viscerale drum/n/bass mentre nell'ultimo pezzo MEDIOCRE MUSIC//"SPAM" combina il drum/n/bass con l'improvvisazione per creare un melting pot free. Quattro brani che non mostrano nessuna caduta di tono, ma la capacità di Andrea di sapersi divertire con lo strumento, senza annoiare e coinvolgendo l'ascoltatore»
MARCO PAOLUCCI, Andrea Rossi Andrea, Baudrillard est mort, in "Kathodik", 23 novembre 2009
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«Domani dalle 8.15 alle 10.30 nell'aula magna del liceo classico Pigafetta si terrà un incontro con l'artista visivo e musicista Andrea Rossi Andrea. Promotori dell'iniziativa gli stessi studenti che hanno invitato l'artista all'assemblea d'istituto sul tema molto dibattuto e sentito delle relazioni tra arte visiva e musica. E' noto infatti il carattere polimorfico del lavoro artistico di Andrea Rossi Andrea, apprezzato musicista [...] artista visivo [...] ed insegnante. Nel corso dell'incontro l'artista presenterà alcuni brani tratti dal suo ultimo DVD»
Arte e musica. Un artista tra gli studenti, in "Il Giornale di Vicenza", 22 novembre 2009
«Il bassista elettrico Andrea Rossi Andrea [...] straordinario musicista [...] è sempre al servizio della propria ricerca e mai delle logiche che condizionano le dinamiche della società del consumo, e la sua musica, capace di relazionarsi costantemente con quella altrui e di assorbirne e rielaborarne i tratti, è come se uscisse per suo tramite più che per deliberata soggettiva volontà. Il Keith Emerson del basso elettrico, funambolico nel giostrare live elettronics, profonde reminiscenze jazzistiche, estetica punk e scorribande rock, lo abbiamo visto e ascoltato all'opera giovedì sera nell'accogliente Quinto Elemento Pub di Cogoleto in combutta con altri due sodali: il violinista Stefano Pastor e il saxbaritonista George Haslam, abituale collaboratore di Pastor e catapultato in quel di Cogoleto direttamente da Abingdon (Oxfordshire). Perché in effetti è il genovese Pastor ad aver organizzato una jam che si è distinta per magica intensità, almeno per un ora, e un profondo e rispettoso interplay. Libera improvvisazione, sfilacciate rielaborazioni dello swing, "rumori" digitali, ad animare una serata coinvolgente che ha raggiunto i maggiori picchi emotivi in un paio di blues al contempo infuocati e rarefatti e in alcuni iperbolici cambi di scenario a segnare senza cesure il carattere delle diverse anime musicali a confronto. Da una parte George Haslam, musicista esperto, dal suono classico, plastico e rotondo, che si distingue per una rilassata facilità di emissione e per l'agilità con cui si muove su uno strumento "pesante" come il saxbaritono; dall'altra Stefano Pastor, violinista estremo votato all'improvvisazione radicale in un vortice di micro-cromatismi sempre più denso, angolare e volutamente stridente; ed in ultimo Andrea Rossi Andrea capace di intercettare e rimescolare tutte le possibili voci soniche dell'etere e inventare un vero e proprio personale linguaggio forse ancora di là da venire. Un trio d'eccezione all'insegna della creatività e libertà in musica»
MARCO MAIOCCO, Andrea Rossi Andrea/Stefano Pastor/George Haslam, in "Disco Club", 7-8 novembre 2009
«La Splasc(H) Records, casa discografica varesina, ha ventisette anni di musica sulle spalle [...]
"Splasc(H) è nata per caso – spiega Renato Bertossi, fondatore dell'etichetta musicale con Peppo Spagnoli [...]"
La storia di Splasc(H) si sviluppa tra le mura dell’omonimo locale aperto a Induno Olona e che negli anni Ottanta fu un punto di ritrovo per tutto l’ambiente varesino, non solo jazzistico. La qualità degli eventi musicali era comunque il vero elemento di attrazione del club che ospitava, nell’ambito del jazz, artisti nostrani e internazionali , tra cui alcuni miti come Chet Baker, Lee Konitz, Slide Hampton, Gianni Basso, Claudio Fasoli, Guido Manusardi, Carlo Actis Dato mentre sui dischi comparivano David Liebman, Butch Morris, Klaus Lessmann, Eddie Gomez, Tony Oxley, Steve Lacy, Rachel Gould, Evan Parker, Paul Bley, David S. Ware in collaborazione con musicisti italiani.
Inoltre, fu una sorta di "incubatrice" per giovani musicisti [...] come Paolo Fresu, Tiziana Ghiglioni, Attilio Zanchi, Luca Flores, Riccardo Fassi, Pietro Tonolo, Tiziano Tononi, Enten Eller, Odwalla, Stefano Battaglia, Lanfranco Malaguti, Giuseppe Emmanuele che hanno inciso con l’etichetta varesina il loro primo disco da leader.
Opera meritoria fu, inoltre, la riedizione su Cd di storiche registrazioni ad opera di Mario Schiano, Giorgio Gaslini, Massimo Urbani.
Gli ultimi anni di produzione della Splasc(H) si sono aperti agli artisti stranieri con maggiore frequenza: fra i nomi entrati in catalogo si fanno notare quelli di Anthony Braxton, Matthew Shipp, Sheila Jordan, Dave Burrell, William Parker, Daniela Schachter, Ekkerard Wolk, Alexander Balanescu, John Surman, mentre in ambito nazionale emergono i lavori di Lara Iacovini, Pino Jodice, Stefano D’Anna, Francesco Suppa, Andrea Rossi Andrea, il gruppo dei Mahanada.
"Per anni – continua Bertossi – abbiamo registrato e diffuso la storia del jazz in Italia e possiamo dire che oggi, gli artisti italiani sono riusciti a distinguersi nel panorama mondiale con originalità [...]"
Racchiudere gli aneddoti di Splasc(H) in poche righe è impossibile, "sono troppi e importanti" come dice Renato Bertossi»
ADELIA BRIGO, Da ventisette anni il jazz fa Splasc(H), in "VareseNews", 12 ottobre 2009
«[...] edizione di "Jazz fuori tema" (la quarta) ospitava anche un progetto del bassista, compositore e artista visivo Andrea Rossi Andrea, il quale, dopo averne inserito un estratto nel suo precedente cd "Baudrillard est mort", riprende oggi in mano la cosa mediante una traccia video che comparirà nel dvd che sta per produrre»
ALBERTO BAZZURRO, Uscite...fuori tema, in "L'Isola che non c’era", 8 ottobre 2009
«Assiduo, costante. Sezione ritmica a sé stante [...] Mole di strumenti, effetti, loops e diradamenti [...] Andrea: capacità di immedesimazione. Nell’altro; negli altri; in sé. Un sé trasfigurato, eppure autentico. Asimmetrico e sperso. Nelle miriadi di derivazioni-derive che la magra esistenza non fa intuire. Esperire. Perire. Di molte vite agognate»
STEFANO PASTOR, musicista, settembre 2009. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Bassista elettrico dalle velocità pazzesche, preciso, creativo è Andrea Rossi Andrea»
LUCA BONVINI, musicista, agosto 2009. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Il Masnada è un locale nel bel mezzo del parco di Brugherio, provincia di Milano. Ogni anno, da qualche tempo, diventa una piccola grande meta per generi musicali di frontiera, tenuti in vita e alimentati grazie alla buona volontà di pochi pionieri, al confronto della gran massa di musicisti impiegati nei mille generi gia noti e assai frequentati [...] appuntamento della rassegna da non mancare, sempre al Masnada: Ground Plane Antenna»
LUCA PAVANEL, Sperimentazioni / Masnada, un viaggio tra i labirinti sonori, in "blog.il Giornale.it", 27 agosto 2009
«QSL from Web: molto bello!»
TARAN SINGH, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, QSL from Web, in "Taran's free jazz hour", Radio-G, (F), Euradio, (F), Campus FM, (F), 22-24 agosto 2009
«Verticalità fisica della materia come intrusione penetrante e perforante della nuvola del suono. Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna.
Fregio del visibile sull’invisibile, si prolunga il filo della materia in contrazioni in dilatazioni in sfumature di sostanza aerea – gassosa liquida, monocroma policroma. Come nell’opera visiva il prolungamento materiale tende e si tende nella nebbia dell’immateriale.
Ma anche come se il filo teso fosse vero e proprio liquido rappreso su una superficie di trasparenza solida, o rigida riga su un vetro saturo di incombente vernice»
ERIKA DAGNINO, scrittrice, 2 luglio 2009. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Andrea Rossi Andrea è un musicista molto aperto»
STEFANO PASTOR, musicista, 24 giugno 2009. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Il lavoro-peformance di Andrea Rossi Andrea (svolto qualche anno fa come allievo-artista del Corso Serale del Liceo Artistico di Valdagno) ha avuto il carattere di un reality-show, dove il confine tra realtà e rappresentazione scompare ma allo stesso tempo si raddoppia, cioè tutto comunque viene visto dal di fuori, comunque dentro alla consapevolezza di un giocoverità. La sua azione artistica ha avuto il valore e la funzione di cercare nuove alchimie e intrecci di senso dentro il medium-scuola, tramite il riesperire veramente la formazione e il formare, il rivivere e far rivivere i ruoli [...] rivificandoli. I risultati sono stati raffinatissimi e pur sempre con l'impronta dell'esercizio scolastico, rappresentano la volontà di dare forma al nuovo che si nasconde inevitabilmente in una condizione di déjà vu, sondano un codice possibile di una scuola come opera d'arte.
Prof. Fabio Sandri»
FABIO SANDRI, artista visivo, docente Liceo Artistico Statale Umberto Boccioni, Valdagno, 20 maggio 2009. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Da diverso tempo aspettavamo di avere l'opportunità di suonare insieme, nella formula del trio, con il mio vecchio compagno di strada, il batterista Tiziano Tononi, e Andrea Rossi Andrea. Finalmente alcuni mesi fa questa oppurtunità si è concretizzata.
Per definire questo entusiasmante concerto tenuto a Verona lo scorso dicembre, l'incontro tra il profondo legame con la tradizione jazzistica afro-americana che contraddistingue il lavoro e la ricerca che da sempre io e Tononi portiamo avanti con il mondo di Andrea Rossi Andrea, virtuoso del basso elettrico, loops ed electronics, vorrei prendere in prestito il titolo di un disco di quel formidabile gruppo che va sotto il nome di Art Ensemble of Chicago: "ANCIENT TO THE FUTURE".
Spero vivamente di avere presto la possibilità di collaborare ancora con Andrea!»
DANIELE CAVALLANTI, musicista, 7 aprile 2009. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Non esiste nel panorama musicale italiano un artista con obiettivi relazionali, pari ad Andrea Rossi Andrea. Il musicista veneto, infatti, si presenta in scena con la "ground plane", che è il suo logo, oltre che il simbolo delle sue intenzioni comunicative. C'è in lui, quindi, un'urgenza di dialogo, di scambio di esperienze, di ricerca di contatto con il pubblico e con i musicisti. Con tutto questo i suoi dischi sono concepiti quasi sempre come opere in solitudine. Anche quando utilizza il contributo di altri strumentisti, prevale la sua idea espressiva, la sua concezione estetica. I partners cooperano al suono "pensato" dal bassista veneto e sono, però, strumenti in mano al regista della musica che viene prodotta, seppur i suoi compagni di avventura beneficiano del massimo della libertà di azione.
Anche questo "Baudrillard est mort" non si sottrae a questo procedimento. Anzi, rispetto ad altre prove dell'artista vicentino, qui questo aspetto è anche più accentuato. Le parti in solitudine occupano, infatti, la maggior parte del disco. Gli interventi di altre voci sono inserite rispetto ad un programma preciso, sono estrapolate da concerti o da sedute di registrazione e servono ad integrare e completare il piano previsto dal leader di questo disco. Si ascolta in tutto il cd una musica dove predomina l'elettronica. Andrea Rossi Andrea utilizza, ad esempio, diversi artifici che gli permettono di riprendere il timbro di altri strumenti. Purtuttavia in alcuni passaggi il suono "puro" del suo basso elettrico si impone in primo piano ed in solitudine. Altrove prevalgono i loops e gli overdubs. Con questo apparato il musicista realizza una musica ondivaga, con continui cambi di ritmo e di atmosfera, con elementi affatto jazzistici accanto a reminiscenze del progressive teutonico, in specie, dei Kraftwerk, ma si possono rinvenire anche riferimenti a Frank Zappa e ad un free funk intellettualizzato, se così si può dire. Un free-funk in cui Jamaladeen Tacuma si è unito a Wadada Leo Smith, a grandi linee.
Di fatto ci troviamo di fronte ad un artista originale, sempre in cerca di nuove fonti di ispirazione e di inedite avventure musicali. Troppo spesso scrivendo delle sue operazioni ci si sofferma, però, sugli aspetti coreografici o scenografici delle sue performances e sulla presunta semantica della sua produzione discografica, trascurando o relegando in un angolo l'elemento musicale. Quasi che le qualità di pittore, di affabulatore, di artista poliedrico e multiforme mettessero in secondo piano la specificità della musica licenziata dal compositore "antennifero". Francamente ci sembra che questa prospettiva non gli renda giustizia. D'accordo, Andrea Rossi Andrea si fa raccomandare per le sue tante curiosità, per i suoi interessi, ma l'attenzione va prima di tutto alla musica che realizza.
In questo disco, in particolare, si ascoltano 4 brani con titoli assolutamente evocativi di un mondo dove la tecnologia ha preso il sopravvento sulla comunicazione, pur favorendola con l'estensione delle modalità possibili di contatto. In quasi tutti i brani la base ritmica è ottenuta con il basso midi e, a volte, si pone come un accompagnamento uniforme per l'inserimento di melodie distorte, come in "Internet qsl". In "Internet qsl years", il brano migliore del disco, sono inclusi estratti da improvvisazioni catturate in studio di registrazione e da un concerto della rassegna "jazz fuori tema", svoltosi a Tortona nel giugno 2007. Proprio l'accostamento di tracce lontane nello spazio e nel tempo è particolarmente riuscito, poiché tutto è omologato dalle sapienti capacità del demiurgo, il titolare dell'operazione, che fa dello spiazzamento una delle cifre distintive del suo stile. In questo pezzo figurano gli abituali partners di Rossi Andrea, il batterista Tiziano Tononi e il trombettista Luca Bonvini, accanto al meno conosciuto sassofono di Stefano De Agatone e al violino di Stefano Pastor. Dopo questa esperienza, fra l'altro, il bassista e il violinista si sono ritrovati a collaborare a dicembre 2008 in duo per alcuni concerti in Emilia-Romagna. Anche gli altri due brani "Internet qsl (ending)" e "Mediocre music// spam" riservano sorprese e decontestualizzazioni, confermando le notevoli capacità del leader di non riprendere mai la stessa strada, ma di cercare sempre nuovi sentieri e percorsi inediti con sagacia e passione. E Baudrillard a questo punto, come si colloca in questa operazione? Al filosofo della patafisica è dedicato il titolo del disco e l'elegante copertina nera uniforme. A questo punto può riposare in pace se, fra i tanti, ha chi lo ricorda senza celebrarlo, semplicemente considerando la sua "dipartita" un'occasione per fare punto e a capo. Non punto e basta, sicuramente»
GIANNI B. MONTANO, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, Baudrillard est mort, in "Jazzitalia", 7 aprile 2009
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
TARAN SINGH, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, Baudrillard est mort, in "Taran's free jazz hour", Euradio, (F), 5-6 aprile 2009
TARAN SINGH, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, Baudrillard est mort, in "Taran's free jazz hour", Radio-G, (F), 4 aprile 2009
«[...] Andrea Rossi Andrea [...] produce musica molto particolare [...] veramente originale»
JOUKO KIRSTILÄ, Andrea Rossi Andrea. Ground Plane Antenna, Baudrillard est mort, in "Jazzrytmit", (FIN), 2 aprile 2009
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«Riguardo alla questione del pubblico apprezzo in Andrea Rossi Andrea l'intenzione di lasciare che siano le persone critiche e sensibili a porsi domande e a cercare risposte. Da un certo punto di vista è questo un atteggiamento che concede libertà all'interlocutore in quanto lascia il terreno aperto alle sue risposte e interpretazioni. Quindi un atteggiamento di apertura alla pluralità e alla co-costruzione del senso.
Andrea Rossi Andrea: specchio e faro. Lo specchio può anche concentrare la luce e proiettarla, diventare a sua volta una sorgente, sebbene non primaria. Rossi Andrea tende a una sintesi fra opzioni alternative e non a un aut-aut esclusivo»
FABIO STRADA, critico musicale, 15 marzo 2009. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Un gran numero di musicisti si fregia del titolo di "improvvisatore" senza esserlo davvero. Andrea Rossi Andrea invece è un autentico improvvisatore, molto bravo»
TIZIANO TONONI, musicista, 28 febbraio 2009. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
SPLASC(H) RECORDS, in "Musica Jazz", gennaio 2009
TOP JAZZ 2008, in "Musica Jazz", gennaio 2009 (segnalato nelle sezioni: MUSICISTA DELL'ANNO (premio Pino Candini) Andrea Rossi Andrea; MIGLIOR NUOVO TALENTO Andrea Rossi Andrea; STRUMENTISTA DELL'ANNO - BASSO Andrea Rossi Andrea)
MASSIMO CORVINO, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, Baudrillard est mort, in "Il picchio nell’orecchio", Radio Sherwood, 2008
«Andrea Rossi Andrea è un musicista, artista visivo e didatta di cui negli anni si è parlato sempre più. Il suo lavoro [...] lo ha posto nel tempo fra gli artisti qualitativamente più interessanti, complessi ed affascinanti dell’orizzonte creativo contemporaneo»
ALDO GRAZZI, artista visivo, docente Accademia di Belle Arti di Venezia, 2008. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Bassista elettrico dalla tecnica sopraffina [...] artista visivo amante della percezione sinestetica [...] Andrea Rossi Andrea conosce la storia del jazz ma la sua militanza non dipende tanto da questioni stilistiche quanto dalla capacità di rischiare, mescolare, improvvisare. Le sue influenze in campo musicale sono le più diverse, sempre però legate all'autenticità, all'onestà intellettuale, all'umanità dispiegata nella sua interezza e complessità [...] Su tutto questo universo artistico incombe il simbolo dell'antenna, sia disegnata sia materialmente presente nelle esibizioni: un oggetto in cui l'appassionato radioamatore che è musicista sembra identificarsi in pieno [...] In effetti le sue performances si presentano come veri e propri happenings in cui sembra che tutto possa accadere e in cui la musica, ricca d'improvvisazione ed estemporaneità, costruita su loops, scale impazzite, riff appena accennati ed effetti e interferenze di vario tipo, pare provenire dal nulla e dirigersi verso molteplici direzioni e soluzioni: "Lascio intravedere più possibilità".
Di Andrea Rossi Andrea [...] è bene segnalare i Cd in trio con Tiziano Tononi alla batteria e Luca Bonvini alla tromba, splendidi musicisti dall'ampio raggio d'azione [...] Sono lavori discografici assai originali, fondati su un linguaggio minimale, un ricco e colto interplay e un continuo gusto per la sorpresa. Per la molteplicità delle sfumature e il complesso reticolo di rimandi sembrano mettere d'accordo coloro che pongono il free storico come riferimento fondamentale, gli amanti del rock e gli appassionati delle avanguardie contemporanee»
MARCO MAIOCCO, Il basso di Andrea Rossi Andrea tutt'uno con arte visiva e vita, in "Musica Jazz", dicembre 2008
(con intervento iconografico del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
CLAUDIO CASANOVA, Andrea Rossi Andrea "Ground Plane Antenna", Rassegna "Musiche extra-ordinarie", Area Sismica - Forlì - 20.12.2008, in "All About Jazz", 31 dicembre 2008
«Quello di Andrea Rossi Andrea è decisamente un nome singolare ed eccentrico nel panorama artistico italiano: una doppia identità di artista visivo e di musicista, che nonostante la propensione alla sinestesia e all'ibridazione dei linguaggi in entrambi i mondi, il suo portatore fa comunque coesistere parallelamente e autonomamente l'una dall'altra; una solida formazione e un curriculum impeccabile in entrambi i campi [...] un lavoro di un paio di decenni svolto ai margini del mondo musicale e della considerazione della critica, che invece negli ultimi anni lo sta unanimemente scoprendo e celebrando.
Nonostante la distinzione della sua attività figurativa da quella musicale, Andrea Rossi Andrea ha però concepito un'idea/simbolo che rappresenta nelle sue intenzioni l'intera sua opera, quello della "Ground Plane Antenna", un oggetto sempre presente materialmente o come rimando sia nelle sue installazioni visive che nei suoi concerti. Forse per le caratteristiche e proprietà di questo tipo di antenna radio, i cui bracci si estendono sul terreno quasi a volerlo coprire come un ombrello, e paradossalmente rétro, quando l'opera musicale dell'artista è incentrata invece sui corti circuiti culturali della postmodernità, Rossi Andrea la sente come una calzante rappresentazione della sua propensione espansiva verso l'inglobamento di linguaggi ed ambiti diversi, della sua dedizione alla loro sovrapposizione e intreccio, della sua presa d'atto e rappresentazione della loro attuale confusione e del loro intrico sempre più indecifrabile.
In questa occasione, il progetto "Ground Plane Antenna" ha assunto la forma del duo, con Rossi Andrea affiancato dall'ottimo Stefano Pastor al violino.
Andrea Rossi Andrea ama sollecitare e anche confondere il pubblico, disorientarne le aspettative, scuoterne le sicurezze, per cercare di stimolare un ascolto critico e consapevole.
E disorientante in effetti il concerto lo è stato: Andrea Rossi Andrea inizia la performance con una carrellata sulle suonerie del suo cellulare (carrellata che riproporrà nuovamente nel corso del concerto); poi appronta una sorta di monologo surreale e un tantino ossessivo, persino vagamente inquietante per il tono di voce minacciosamente suadente: "Qual è il tuo numero di cellulare? Mi passi la tua mail? Hai molte spam? Hai molte spam?..." Monologo che ripeterà alla fine del concerto, quasi a voler creare un loop della materia musicale e di pensiero esplorata ed espressa dalla performance che si ripiega su se stessa, riprendendo anche il tema musicale con cui l'aveva aperta.
[...] un altro monologo che Rossi Andrea improvvisa interrompendo inaspettatamente un'escursione musicale (all'incirca: "Dobbiamo essere contemporanei, dobbiamo essere molto precisi e rigorosi; poi fuori magari c'è il casino, ma noi dobbiamo essere contemporanei..."). In ciò è evidente l'intenzione ironica di prendere le distanze e di ridimensionare certe pretese artistiche di perfezione e di rigore che, oltre a trovarsi a volte scollegate dalla realtà, hanno anche la propensione a sfociare in egocentriche manie di onnipotenza.
E sconcertante per l'ascoltatore è anche l'uso che viene fatto dei cliché; è come se ogni tanto, inaspettatamente, irrompessero nella trama sonora dei blocchi preconfezionati, presi di peso da qualche altra parte e scaricati brutalmente lì nel mezzo: il walking bass della linea armonica di "Autumn Leaves", il tema di "In a Sentimental Mood" del violino dopo una scorribanda fra le suonerie del cellulare, un repentino giro di basso del boogie-woogie (quello che fa parte dell'immancabile arsenale a disposizione di chi prova a mettere le mani su un pianoforte, insieme alle note iniziali di "Per Elisa" e a "Fra Martino campanaro"), un riff di un qualche celebre brano hard-rock commerciale che ha lasciato solo una traccia sfumata nella nostra memoria, una canzone improvvisata in sdilinquito stile sanremese, con tanto di testo trash/romantico... E' evidente l'intenzione dissacrante e decontestualizzante di tutto ciò, ma quello che sconcerta di più l'ascoltatore è che questi cliché non sono solo accennati o allusi obliquamente, sono anzi smaccatamente scoperti e insistiti in modo nient'affatto fugace, fino a quando ce ne si sta facendo una ragione; solo allora, Rossi Andrea e Pastor ce li strappano da sotto al naso (o alle orecchie...) per tornare a qualcosa di più "libero" e "personale".
Lo stile di Andrea Rossi Andrea al basso è dinamico, il suo suono è pieno e rotondo. La sua tavolozza espressiva è ampia, passando da situazioni ipercinetiche, con un uso assai avanzato e virtuosistico dello slap, ad altre molto più eteree e melodiche. Belli soprattutto certi momenti molto ritmici in stile quasi drum'n'bass, ed altri invece dilatati e morbidi, con melodie iterate in chiave vagamente minimalista.
Rossi Andrea fa uso anche del midi, con cui controlla attraverso il basso dei moduli sonori elettronici [...] Rossi Andrea ha simulato dei sax solisti o in sezione, il cui fraseggio ha saputo imitare in modo del tutto riuscito e convincente.
Stefano Pastor è violinista dallo stile e dal linguaggio assai maturo, con una personalità musicale pienamente formata e un'identità ben sviluppata. Il suo fraseggio è fluente e flessibile, ed incorpora pienamente la tradizione del violino jazz, richiamando a volte gli echi storici di un Grappelli.
Il timbro è molto caldo, contrariamente a quanto di solito accade col violino elettrico; il suono è come felpato e leggermente ovattato, l'attacco delle note e la consistenza timbrica ricordano quelle di uno strumento a fiato: a volte un sax o un clarino, a volte un qualche flauto andino. Questo effetto è volutamente perseguito da Pastor, che allo scopo ha sostituito tre corde del suo violino con corde da chitarra elettrica.
Non gli sono mancate neanche l'agilità mentale e l'ironia per assecondare le escursioni e gli umori di Rossi Andrea, come quando ha cercato di accordare la sua improvvisazione alle suonerie del cellulare che il bassista passava in rassegna.
Entrambi i musicisti sono indubitabilmente dei virtuosi del loro strumento, anche se il virtuosismo non è assolutamente l'effetto che si prefiggono. E' chiaro che per Rossi Andrea questo è un semplice mezzo a disposizione per perseguire ciò che gli sta a cuore, cioè il suo discorso e la sua riflessione meta-musicale e culturale»
FABIO STRADA, Andrea Rossi Andrea "Ground Plane Antenna", Area Sismica - Forlì - 20.12.2008, in "All About Jazz",
31 dicembre 2008
(con interventi fotografici di Claudio Casanova)
«IL MONDO STA CADENDO A PEZZI, MA ALCUNI PEZZI HANNO UN BUON SAPORE
Il primo brano fa da porta alla nuova dimensione: devi mettere a fuoco lo sguardo, drizzare le orecchie per orientarti.
Dopo, incominci a scorgere una necessità dinamica, come la forza invincibile e occulta della calamita che in alcuni giochini attrae e fa muovere le schegge di ferro.
Spostamenti, variazioni che formano dei clusters apparentemente casuali determinati da una legge precisa.
Il sintagma del loop interiore per creare a poco a poco una domesticità che però viene fatta esplodere prima di trasformarsi in una rassicurante consuetudine (così come qualche frase musicale più morbida viene subito revocata per ricordare, con Brecht, che questo non è il tempo per permettersi di essere gentili).
No, niente spam in queste note»
BEATRICE BARAUSSE, persona del pubblico presente al concerto dell'Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, svoltosi il 4 dicembre 2008, presso il Teatro Camploy di Verona. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
SPLASC(H) RECORDS, in "Jazzit", novembre-dicembre 2008
«[...] Andrea Rossi Andrea [...] ribadisce il proprio virtuosismo»
GENNARO FUCILE, Andrea Rossi Andrea, Baudrillard est mort, in "Musica Jazz", novembre 2008
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
SPLASC(H) RECORDS, in "Jazz Magazine", novembre 2008
«Baudrillard est mort è un disco stupendo»
ANNA SOSTERO, docente Accademia di Belle Arti di Venezia, 23 novembre 2008. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
PINO SAULO, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, Baudrillard est mort, in "Battiti", Rai Radio3, 11 novembre 2008
«[...] Quattro brani strumentali [...] ci accompagnano per una quarantina di minuti, confermandoci la grande tecnica del bassista e la sua indole sperimentale»
FILIPPO BORDIGNON, Andrea Rossi Andrea criptico e architettonico, in "tam tam-Il Giornale di Vicenza", 4 novembre 2008
(valutazione critica: Qualità generale 5 su 5 - Tecnica 5 su 5)
(con intervento iconografico del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«E' uno dei più trasversali sperimentatori del jazz - se così si può ancora chiamare il suo linguaggio - contemporaneo italiano [...] è un caso unico nelle sue molteplici sfaccettature artistiche che fonde in un progetto comune, la Ground Plane Antenna»
RAFFAELLO CARABINI, I brani della compilation, in "Jazz Magazine", ottobre 2008
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«Un artista innanzitutto. Uno sperimentatore tra free e suoni contemporanei, tra happening e voglia di fare dei suoi album delle mini-installazioni non solo sonore.
Un personaggio inafferrabile che fa di ogni tentativo di analizzarlo (a)criticamente lo spunto per fuggire di nuovo verso direzioni inedite [...] un artista [...] in grado di coniugare diverse espressioni artistiche con coerenza»
DIEGO D'ANGELO, Andrea Rossi Andrea, Dall'antenna a Internet, in "Jazz Magazine", ottobre 2008
(con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«[...] E' impossibile incasellare o definire Baudrillard Est Mort, perché è fuori dalla musica stessa, essendo il risultato di esperienze musicali, certo, ma anche artistiche in senso lato. Andrea Rossi Andrea sorprende e spiazza ancora una volta critica e pubblico»
DIEGO D'ANGELO, Andrea Rossi Andrea & Ground Plane Antenna, Baudrillard est mort, in "Jazz Magazine", ottobre 2008
«Un lavoro militante per orecchie ben allenate [...] stimolante per chiunque conservi capacità critica e curiosità»
MARCO MAIOCCO, Il jazz che uccide il reale, Andrea Rossi Andrea, Baudrillard Est Mort, in "il giornale della musica", ottobre 2008
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«Baudrillard est mort.
La ricerca di Andrea Rossi Andrea continua.
Nei suoi brani vi sono molte qualità: rigore, arte astratta ma non fredda, poi l'impeto (rabbia?) spezza la linearità delle polifonie di suoni e timbri, anche il tempo ritmico in fondo è un "materiale di lavoro" del quadro astratto.
Ma c'è anche un personale lirismo e una generale raffinatezza e un gusto preciso nell'orientamento complessivo.
[...] Insomma un bel lavoro, questo, che merita interesse e ascolto intelligente»
GIORGIO GASLINI, musicista, 22 ottobre 2008. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Mi è sempre stato detto:
Se vuoi farti dei nemici "COSTRINGILI A PENSARE"
Tuttavia Andrea Rossi Andrea mitiga la questione avvolgendo tutto ciò che fa con la panna montata dell'ARTE»
PEPPO SPAGNOLI, discografico, 8 ottobre 2008. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Qualcuno ha scritto che, ascoltando musica nuova, non ci inquieta tanto quello che ascoltiamo, ma tutto ciò che non ritroviamo di familiare. Questa e altre considerazioni del genere ben si attagliano alla straordinaria musica aliena e familiare assieme che testardamente pensa e realizza Andrea Rossi Andrea, nome senz’altro non sugli scudi dei fautori del «jazz italiano di successo», tutto facile cantabilità. Lui suona il basso elettrico, e non ha in testa né la muscolarità fusion né quel ruolo in minore da sostituto del nobile legno storico che riesce, in fondo, solo a Steve Swallow. Andrea Rossi Andrea non è interessato né al virtuosismo tecnico (eppure il basso lo suona da campione) né all’anonimato dei marcatempo: lui suona una musica sporta sull’abisso, sulla linea di confine dove i generi si sfarinano, e non sai mai dove finisce la lezione di un nobile art-rock «colto» e percorso da mille linee di frattura, come insegna Fripp, come praticava Zappa, e dove inizia il «furor» armolodico di un Ornette Coleman, il free funk torrente in piena. Qui danno una mano Luca Bonvini, Stefano Deagatone, Tiziano Tononi, Stefano Pastor: altri guastatori dell’ovvio. Baudrillard è morto, e risorto»
GUIDO FESTINESE, Andrea Rossi Andrea, Baudrillard est mort, in "Alias-Il Manifesto", 4 ottobre 2008
(valutazione critica: IMMENSO)
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«Spartano ed eloquente il packaging di questo requiem (?) per Jean Baudrillard: tutto nero all'interno, quasi del tutto la copertina e solo il retro (su fondo nero, ovviamente) con le note essenziali del disco. Insomma, tirato a lutto. Altra cosa invece la musica, per nulla greve o sottotono, oppure lirica/epica. Quarantotto minuti di cyber jazz ad alta tensione, dove l'eclettico Andrea Rossi Andrea – musicista, artista visivo, docente – ribadisce le sue doti di virtuoso, ricavandosi due bei soli di basso elettrico in apertura del primo brano, Internet QSL, e nella seconda parte di Internet QSL (Ending). Musica che sfodera un tessuto elettronico ricamato con un buon numero di rimandi, suoni che battono incessanti, anche, anzi soprattutto quando intervengono gli ospiti. In azione un fiammeggiante Stefano Deagatone al tenore, il violino algido e caldo al contempo di Stefano Pastor, la batteria di Tiziano Tononi che macina suoni a valanga e le sue percussioni che in duo con il basso di Rossi Andrea preparano l'intervento pastoso di Luca Bonvini alla slide trumpet. Internet QSL "Years" è il titolo del brano, che risulta il più convincente insieme alla conclusiva Mediocre Music // "Spam". Al fianco di Rossi Andrea poi c'è naturalmente la Ground Plane Antenna – il dispositivo ricetrasmittente presente in ogni sua performance. Musica nel complesso che rimanda un po' ai suoni di Allan Holdsworth, ma il basso elettrico MIDI disegna soprattutto una musica immaginaria, qualcosa come i Kraftwerk alle prese col funky, lasciando al jazz il ruolo di alibi. Il grande filosofo francese ne avrebbe ammirato il concetto. Baudrillard est mort? Vive Baudrillard!»
GENNARO FUCILE, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, Baudrillard est mort, in "Quaderni d'Altri Tempi", settembre-ottobre 2008
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«Elettronica, manipolazioni sonore, aperture free, ritmi campionati, persino swing. La lista di tutto ciò che è contenuto in questo disco sarebbe lunghissima, ma non coglierebbe nel segno. Perchè l'interesse di Andrea Rossi Andrea non è tanto nell'accumulazione di linguaggi diversi, quanto nel loro riuso stratificato e ricontestualizzato. La seconda traccia, ad esempio, parte sovrapponendo un'improvvisazione lineare del sax di Deagatone con un magma sonoro prodotto dal basso elettrico, poi accosta il violino lacerato di Pastor con suoni elettronici, quindi passa a un collettivo free che a sua volta sfocia in un walking bass sul quale entrano le spazzole di Tononi e la voce teneramente nasale della tromba di Bonvini. E così via, secondo una logica che non potrebbe essere più distante dal classico circolo tema-solo-tema, ma che procede piuttosto per finestre, paesaggi che si aprono l'uno dopo l'altro. Tre tracce su quattro sono in solo: un tour de force tecnico in cui Rossi Andrea moltiplica le voci del proprio strumento sia con mezzi puramente "manuali", sia con l'ausilio della tecnologia. Disco conciso (una cinquantina di minuti scarsi) ma denso; non solo di musica ma anche, e soprattutto, di pensiero»
SERGIO PASQUANDREA, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, Baudrillard est mort, in "Jazzit", settembre-ottobre 2008
(valutazione critica: 4 STELLE)
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«Difficile ridurre su un solo piano la personalità di Andrea Rossi Andrea: bassista, compositore, performer, artista visivo, fotografo, radioamatore e molto altro ancora. Logico, quindi, che con lui la conversazione parta dalla musica ma finisca per slittare su territori che dalla musica divergono ma che verso la musica finiscono, su vie inaspettate, per convergere»
SERGIO PASQUANDREA, Andrea Rossi Andrea, Il jazz è il luogo della relazione, in "Jazzit", settembre-ottobre 2008
(con interventi iconografici del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Più che una costrizione deve essere una sfida affascinante per Andrea Rossi Andrea trasferire nei bit di un CD l'intera filosofia artistica che lo contraddistingue.
Bassista elettrico eccelso (ascoltate i due soli nelle traccia #1 e nella traccia #3), didatta, compositore, ma soprattutto artista visivo (pittore, scultore fotografo, performer), Andrea Rossi Andrea trova nella dimensione live lo "sfogo" naturale della propria esuberanza creativa.
Così che nei tre brani solitari di Baudrillard est mort ricorre a una certa dose di supporto elettronico e di sovra-incisioni per ri-creare un ambiente espressivo in grado di sostenere il flusso ininterrotto di idee. Onde elettromagnetiche che vengono riflesse fisicamente e metaforicamente dalla Ground Plane Antenna, totem metafisico che funge da catalizzatore e trasmettitore, distorsioni e frequenze che si trasformano in sinfonia minimalista per le esuberanze anche melodiche del basso elettrico, prove d'orchestra nelle quali pulsazioni irregolari e frammentate seguono traiettorie impazzite.
Mentre nella traccia #2 si circonda di un gruppo di musicisti decisamente usi alla sperimentazione e alle sfide apparentemente impossibili. Il violino di Stefano Pastor e il tenore di Stefano Deagatone si lanciano messaggi da spazi siderali galleggiando sulla polvere cosmica di Rossi Andrea per poi specchiarsi in una lente dispettosa che rimanda lo swing sottile della batteria di Tiziano Tononi e della tromba di Luca Bonvini.
Senza dimenticare un elemento grafico importante come la copertina, completamente nera sia internamente che esternamente. Simbolico lutto per il filosofo Jean Baudrillard, critico e teorico della postmodernità? Buco nero o cestino cosmico che risucchia artisti pseudo intellettualoidi?
A voi l'ardua sentenza»
VINCENZO ROGGERO, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, Baudrillard est mort, in "All About Jazz",
18 settembre 2008
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«Dopo le lodi di pubblico e critica seguite a 27min Tintoretto Andrea Rossi Andrea è ritornato di nuovo in studio affrontando un lavoro molto ambizioso dedicato al padre del post-moderno, per lo più in solo - tre brani su quattro - e con la partecipazione dei fidi Tiziano Tononi alla batteria e Luca Bonvini alla slide trumpet, già presenti sulle altre sue incisioni, insieme a Stefano Pastor al violino e Stefano Deagatone al sax tenore su "Internet QSL 'Years'", un brano in cui gli ospiti presenti si esibiscono in assoli ricchi di inventiva - una lode a parte merita l'intervento del violinista genovese - insieme al leader, entrando su un immaginario palcoscenico uno dopo l'altro, fino a che Tiziano Tononi, da solo, chiude il brano.
Altrove Andrea Rossi Andrea ha lo spazio libero per usare da solo i suoi bassi elettrici utilizzando le nuove tecnologie che allargano ulteriormente la sua gamma espressiva per quanto riguarda la musica. Ma questo è solo una parte del suo modo di esprimersi, in quanto nella sua qualità di artista multimediale usa un po' di tutto per arricchire la sua proposta di tanti stimoli con cui cerca di portare il suo messaggio al pubblico.
Nel complesso si tratta di un lavoro che non lascia indifferenti, sia per le sperimentazioni al basso elettrico, che per il modo in cui si è scelto di interpetare il ruolo di solista sul disco»
COSIMO PARISI, La fine di Baudrillard, in "Musicboom", 8 settembre 2008
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
ALEX PIEROTTI, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, QSL from Web, Baudrillard est mort, in "Taccuino Italiano", Radio Rai International, 4 settembre 2008
SPLASC(H) RECORDS, in "Musica Jazz", agosto-settembre 2008
«"Sotto la tortura sottile della scienza, il reale confessa soltanto la sua inesistenza" (Jean Baudrillard).
Sostituite scienza con linguaggio, linguaggio con esperanto... Qui urge un ventriloquo, uno che si faccia anche le domande, per poter resistere. "Baudrillard Est Mort"»
GIORGIO MORTARINO, musicologo, 21 agosto 2008. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«La sintesi espressiva di Giorgio Mortarino spesso mi disorienta... non di meno mi costringe a pensare. Come "Baudrillard Est Mort" ed i lavori di Andrea Rossi Andrea in genere.
In una mondo in cui abbondano le risposte, ciò che fa la differenza è la capacità di porsi domande; se poi le risposte giungono inaspettatamente forti e fuori dal coro, ecco allora che si può trovare la forza per resistere. Benedetto sia il "ventriloquo" che ci riesce!»
LUIGI NARO, collaboratore discografico, 21 agosto 2008. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Passeremo poi alla musica di ricerca del bravo bassista italiano Andrea Rossi Andrea [...] che ci proporrà Mediocre Music//"Spam", una sua composizione originale tratta dal CD "Baudrillard Est Mort"»
BRUNO POLLACCI, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, Baudrillard est mort, in "AnimaJazz", Punto Radio,
8 agosto 2008
(con intervento iconografico del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«E’ dedicato a Jean Baudrillard, scomparso nel marzo 2007, l'ultimo lavoro del grande bassista elettrico, artista visivo e radioamatore Andrea Rossi Andrea. E ne sarebbe contento il celebre filosofo e sociologo francese, che ha teorizzato l'assassinio del reale ad opera dell'apparenza con l'inevitabile complicità del sistema mediatico. La musica di ARA, infatti, non offre punti di riferimento, è pura ricerca della cosa in sé, del noumeno, al di là di ogni imbellettato "velo di Maya", oppure è "rumore bianco" tutto da decriptare. Nell'album, prova di maturità dell'artista veneto sul piano tecnico (rivoluzionario il suo utilizzo del basso elettrico) e formale, convivono la lezione frippiana con l'uso sapiente e provocatorio delle macchine di emersoniana memoria, l'eredità politica e musicale del free jazz con le "diavolerie" dell'odierna elettronica. Quattro tracce che scandiscono altrettanti momenti di quella che in realtà potrebbe considerarsi un'opera unica, un'intera suite. Nella prima domina uno strenuo e accattivante free-funk, nella seconda, il cuore della registrazione, fanno capolino le incursioni di Stefano Pastor al violino e Stefano Deagatone al sax tenore estrapolate dalla live-happening-performance del Jazz Fuori Tema tortonese dello scorso anno, alle quali segue una breve improvvisazione in trio con i sodali compagni di ARA: Luca Bonvini alla tromba e Tiziano Tononi alla batteria, maestri della musica creativa improvvisata.
Le due successive sezioni vivono, invece, sulla stramba combinazione tra una seriale artificiosità ritmica e uno sgusciante free-rock che tenta di liberarsene. Ma tutto l'album, in effetti, sembra riflettere la lotta impotente contro un ritmo freddo, ossessivo, implacabile, metafora del pensiero unico dominante, dell'ultima ideologia sopravvisuta [...] QSL, abbiamo ricevuto Andrea!»
MARCO MAIOCCO, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, Baudrillard Est Mort, in "Disco Club", 3 agosto 2008
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«Già nel suo nome, Andrea Rossi Andrea, si rivela la forma dell'antenna ad ombrello, Ground Plane, che caratterizza ed identifica il lavoro di questo artista mutante. Il cognome Rossi rimane stazionario fra gli Andrea che attraversano il mondo compenetrandolo fino ai limiti estremi della sua percezione dove i suoni e le immagini diventano sostanza energetica, fotoni e campi magnetici. Anche il suo corpo, dalle grandi braccia e dallo sguardo lucido e profondo, si sta metamorfizzando in dispositivo ricetrasmittente. Andrea sembra fuggire svanendo fra l'alternanza di apparizioni e sparizioni; [...] Rossi, il centro che elabora e plasma le ricezioni ed esperienze mondane degli Andrea, ci trasmette immagini e suoni che sbocciano alimentati da una linfa vitale e profonda. Il divenire continuo di ricezione e trasmissione è espresso attraverso i molteplici sistemi, parallelamente esercitati, della pittura, delle arti visive, della musica, della performance, delle relazioni che s'insinuano nei linguaggi, nei generi, nei contesti e nei luoghi in una ricerca puntuale che svela la nudità del mondo attraverso una rinnovata e rifondata conoscenza intima della tecnica, mai alla deriva di un rilassato e leggero abbandono postmoderno. Le sue pitture scaturiscono da preziosi ed elaborati impasti di colori che si sovrappongono nei tempi del lavoro e nei tempi degli stili. Attraversano la memoria e galleggiano nello spazio dell'opera in un unico ed immutabile presente. Queste stratificazioni di pittura e storia, così felicemente "pittoriche", hanno un cuore concettuale, un ombelico rivelatore dato dalla firma, segno, titolo e soggetto, "Andrea Rossi Andrea artista mediocre Davvero", che riconduce alla natura umana e terrestre dell'opera a cui l'artista inevitabilmente deve sottostare. Anche il disegno dell'antenna ad ombrello, autoritratto e corpo dell'artista, emerge fra le campiture dei colori indicandoci l'origine, il faro, il senso a cui ricondurre il lavoro.
La sua ricerca musicale, i suoni del suo basso, i brani composti ed eseguiti per solo od eseguiti con il gruppo Ground Plane Antenna, sono l'espressione di una profonda conoscenza di "stili e generi" sapientemente cesellati in una filigrana di suoni che pongono Andrea Rossi Andrea fra i più importanti talenti musicali italiani ed internazionalmente riconosciuti.
Andrea Rossi Andrea decidendo d'iscriversi al biennio specialistico dell'Accademia di Belle Arti di Venezia ha creato un corto circuito nel tradizionale rapporto docente-allievo. Sono le sue azioni basate sui cambi di ruolo. Questo artista con diplomi di laurea, con esperienze di docenze nei luoghi stessi dove poi ritorna VERAMENTE studente, lui riconosciuto per le importanti produzioni ed attività nazionali ed internazionali, umilmente si sottopone al giudizio di colleghi insegnanti che spesso non possono vantare un curriculum ricco come il suo. Non si è trattato di una provocazione destinata ad innescare conflitti ma di una volontà alla relazione dettata dalla coscienza che l'accademia come il museo, la galleria è parte fondante del sistema dell'arte. Un sistema che pretende una continua rifondazione per non ristagnare e collassare su se stesso. Svincolato da ogni ruolo, Andrea Rossi Andrea, può all'Accademia di Venezia sperimentarli tutti trasformando il suo percorso biennale in opera d'arte»
ALDO GRAZZI, Andrea Rossi Andrea, in "Segno", luglio-settembre 2008
(con intervento iconografico del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«"Baudrillard est mort": un territorio nuovo, per la Splasc(H) e per l'Italia, peraltro non ascrivibile al Jazz moderno (che cos'è, oggi, il Jazz?!?). Dopo essersi occupata del giro di William Parker, Hamid Drake e Matthew Shipp (notevole la collana che cura personalmente per l'americana Thirsty Ear rec.) ora un italiano [...] Andrea Rossi Andrea ha molto talento ma il suo virtuosismo non prende mai il sopravvento sul resto (mood, disturbi elettronici e sovrapposizione di suoni continua). Con interfacce midi, che gli permettono di dialogare con sé stesso in tempo reale, o con esseri umani in carne ed ossa (come nella traccia 2) il risultato non cambia: interconessione globale tra generi apparentemente distanti anni luce, un melting pot che ingloba elementi di free-jazz "classico", elettronica (da ritmi jungle fino a lambire bordoni ambient!) ad aperture orientali mai ingombranti ma sempre presenti. Il jazz oggi è questo: un suono, più che una musica, profondamente urbano, meticcio, che ingloba tradizioni differenti, culture differenti. Il suono delle metropoli e la trasposizione più corretta del più genuino crossover. Un percorso di indubbio fascino che ci porterà dritto nel futuro»
FABIO AVARO, supervisore musicale, 21 luglio 2008. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Ho sentito il disco di Andrea Rossi Andrea "Baudrillard est mort".
Durante il primo ascolto ho cercato di capire come l'ha registrato [...] (dicesi deviazione professionale!!). Gli altri li ho dedicati all'ascolto musicale.
Quando il jazz smette di essere [...] musica classica ma diventa parte della musica contemporanea.
[...] Sicuramente un disco coraggioso, bella la scelta grafica della copertina»
MAX TEMPIA, musicista, 21 luglio 2008. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Una avveniristica fusione di Andrea Rossi Andrea, super virtuoso del basso elettrico. Oltre che nel lavoro di pittura, fotografia, scultura, Rossi Andrea mostra virtuosismo nella chitarra basso [...] in tutto il disco manifesta la sua tecnica schiacciante [...] si possono gustare diversi tipi di suono: quasi incredibile che suoni con due sole mani [...] E' una caratteristica della musica di Andrea avere un suono magnifico con l'utilizzo di varie tecnologie. Ma si scopra anche il suo approccio senza sovraincisioni e loops [...] esecuzione appassionata [...] con i suoi fidati compagni. Non puoi perdere questo CD se sei un cultore del basso elettrico»
Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, Baudrillard Est Mort, in "Jazzyell", (J), 8 luglio 2008
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
SPLASC(H) RECORDS, in "Musica Jazz", giugno 2008
«Andrea Rossi Andrea [...] fa dischi pazzeschi, incredibili, visionari»
SERGIO PASQUANDREA, Jazz e xenoglossia, in "Nazione Indiana", 26 giugno 2008
«Mi è piaciuto il cd di Andrea Rossi Andrea "Baudrillard est mort": esagerato nel rischio e nella realizzazione. Soprattutto i suoi brani solo.
Mi ricorda un Pollock sonoro, mi ricorda e evoca impressioni profonde sul piano espressivo. Il coraggio di essere espressivi»
CLAUDIO FASOLI, musicista, 18 giugno 2008. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Baudrillard est mort di Andrea Rossi Andrea è un capolavoro»
GIORDANO MONTORSI, artista visivo, docente Accademia di Belle Arti di Venezia, 12 giugno 2008. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
SPLASC(H) RECORDS, in "Jazzit", maggio-giugno 2008
«[...] continue sollecitazioni e mix sonori tra l'onirico, il rumore e l'incanto, tra cullanti emozioni e brusche interruzioni»
LAURO TAMBURI, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, 27min Tintoretto, in "Jazz Magazine", maggio 2008
(valutazione critica: 4 SAX)
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«Considerazioni a margine:
l'ampia, molteplice e coinvolgente relazione su esperienze, di cui è ricco il curriculum di Andrea Rossi Andrea, suscita domande di senso. Ansia da prestazione? Uscire dal successo (massimo successo-massima ansia), vagare fuori dal sistema per "risentire" l'autentico. Insistito, ricercato, "mediocre" come medium (mezzo) o media (comunicazione); emblematica "antenna", strumento e simbolo, cifra irresponsabile di possibili relazioni visibili e invisibili, sonore o silenti. Oggi Andrea compie il suo gesto "cambio di ruolo": studente, artista visivo, musicista, attore ecc., facendosi "antenna" impropria per un'impropria manipolazione dei presenti, portandoli ad essere parte dell'operazione artistica che non diverrà mai "Opera d'Arte" non essendo vendibile. Come nel passato, ancora l'arte è oggetto di comunicazione tra mondi non comunicanti: uomo-quantità (economico) e uomo-qualità (artista). Solo l'opera acquistata dimostra l'avvenuta comunicazione permanendo come Opera d'Arte, "facendosi cosa" per merito di due protagonisti. L'operazione di Andrea Rossi Andrea, tutti i presenti se ne rendono conto, è far emergere un reale-reale; non iperreale, non virtuale: aggettivi in uso capovolto, strumenti per stimolare lo svelamento dell'operazione. E' un crescendo di stimoli ai sensi, alla sensibilità, al senso dell'essere... nella realtà mentre avviene.
Come la sua antenna Andrea coglie vibrazioni e le traduce in comunicazioni possibili, sempre che non trovi materia opaca, resistenza o comunque assorbenza statica.
L'emozione, il tremore vibrante e l'energia che vuole mettersi in evidenza non sono traducibili immediatamente, non è l'ENEL, ma una coinvolgente volontà di produrre l'opera etica nella cosciente complessità umana»
FILIPPO ZACCARIA, docente Accademia di Belle Arti di Venezia, intervento sul lavoro di Andrea Rossi Andrea intitolato Cambi di ruolo e decorazioni visivo-sonore, Accademia di Belle Arti di Venezia, 19 maggio 2008. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Salutato da un coro unanime di consensi dei critici più esigenti "27min Tintoretto", l'ultimo CD di Andrea Rossi Andrea musicista dell'immagine, artista della multimedialità visiva totalmente posmoderna [...] 27 minuti ispirati al dramma manieristico di Tintoretto, artista senza tempo che ha condensato nella sua opera tradizione e dimensione "altra": una perenne provocazione di lavoro misterioso che attiva il senso, gli interrogativi. Compreso l'inganno di procurare un effetto complessivo pluristrumentale, quando invece tutta l'esecuzione è sostenuta dal basso elettrico del leader con interventi di Tiziano Tononi [...] Luca Bonvini: sono loro il trio Ground Plane Antenna, allusivo al dispositivo ricetrasmittente usato dai radioamatori e assunto da Andrea Rossi Andrea come metafora di una ricettività ad ampio spettro»
FLORIANA DONATI, "27 minuti" super. E' la musica visiva di Rossi Andrea, in "Il Giornale di Vicenza", 21 marzo 2008
(con intervento iconografico del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
VINCENZO ROGGERO, 10 CD nel CD-Player di... Andrea Rossi Andrea, in "All About Jazz", 7 febbraio 2008
«[...] bassista dalla tecnica trascendentale [...] una personalità fuori dagli schemi [...] Un'esperienza di ascolto altrettanto insolita quanto intellettualmente stimolante»
SERGIO PASQUANDREA, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, 27min Tintoretto, in "Jazzit", gennaio-febbraio 2008
(valutazione critica: bollino rosso d'eccellenza JAZZIT LIKES IT!)
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
SPLASC(H) RECORDS, in "Jazzit", gennaio-febbraio 2008
SPLASC(H) RECORDS, in "Musica Jazz", gennaio 2008
TOP JAZZ 2007, in "Musica Jazz", gennaio 2008 (segnalato nelle sezioni: DISCO DELL'ANNO (premio Arrigo Polillo) 27min Tintoretto; MIGLIOR NUOVO TALENTO Andrea Rossi Andrea)
«C'è qualcosa di arcano nelle esposizioni di antenne a ombrello e nella musica di Andrea Rossi Andrea, artista visivo e musicista (bassista elettrico, compositore) che a partire dai primissimi anni Settanta ha trovato il proprio simbolo, la propria metafora nella Ground Plane Antenna. E' ancora frequente sui tetti delle città, ma soprattutto è un oggetto quasi mitico per gli appassionati della cb: anche loro ben prima di internet avevano trovato un modo di dialogare a distanze chilometriche al di là del telefono, meglio del telefono o nonostante il telefono. La ricerca di Andrea Rossi Andrea, degli oggetti misteriosi, intercontestuali, che si celano dietro l'antenna si è sviluppata nel tempo lungo.
Ancora oggi, a più di trentacinque anni dalle sue prime installazioni, questa antenna a ombrello di volta in volta è veicolo di ricezione o trasmissione, un po' come il nome "Andrea-Rossi-Andrea": un dialogo fatto di affermazione, risposta e infine sintesi o conferma. In qualche modo come una struttura di blues da dodici misure suddivisibile in blocchi di quattro battute. Il suo dialogo è anche e soprattutto tra le diverse forme espressive e contesti, tra i soggetti e gli oggetti, tra musica e arte visiva, tra "basso e alto", artista e pubblico… Così nei suoi ultimi tre dischi per la Splasc(h) Records ("QSL from Web", "TEXTMELDG. BLUE" e "27min Tintoretto") tra i titoli criptici, come nelle registrazioni precedenti, ricorrono significati legati all'etere o alla comunicazione informatica e ricetrasmittente, mentre nelle sue installazioni l'antenna diventa un logo, un simbolo, un semplice oggetto da vedere, un pezzo di ferro che richiede a voce urlante commenti, o ancora un'immagine misteriosa in cui le sedie di plastica in un campo di fronte a un palco sono disposte nella tipica forma a ombrello e una foto dall'alto vuole evocarne le analogie.
Non è importante cercare un nesso troppo didascalico in tutto questo. La Ground Plane è un oggetto polisemico e ha tantissimi livelli di lettura. Di volta in volta nelle performances, nei quadri o anche in una semplice chiacchierata si attivano delle dinamiche e dei significati diversi. Alla fine tutto ha a che fare con l'antenna. Perché l'antenna ha l'ambizione, senza essere probabilmente ecumenica o ideologicamente schierata, di esserci davvero. In ciò si riflette il dialogo e l'inversione delle parti.
"Artista mediocre, davvero". Contraddizione paradossale? Forse, ma ancora un volta in funzione di una risposta, di un cenno di vita da parte di chi guarda. Installazioni, quadri e musica sono un tutt'uno, sono un unico medium per raccogliere ambiguità, tensioni, cose positive. In tutto questo rientrano evidentemente anche i concetti di spazio e tempo, che l'arte di Andrea Rossi Andrea individua con enorme forza e cerca di metabolizzare. Nei suoi lavori si parte da un'esigenza a mio avviso molto interiore e profonda che contiene sempre una riflessione sullo spazio e sul tempo, sulla storia per esempio e sul tempo esploso del post moderno. Un discorso intimamente connesso con il senso di frammentazione dell'arte su cui si innesta questa domanda molto insistente sull'identità dell'artista e sul senso di quello che viene fatto.
Penso che il suo lavoro complessivamente abbia in realtà una similitudine con un gioco vertiginoso: il suo percorso di musicista si può scomporre nel pop, nel jazz, nell'attività didattica e via dicendo, così, egualmente, la stessa cosa si può vedere nella complessità della sua arte visiva (per esempio nella riflessione enigmatica sulle eredità del moderno). Una frammentazione che a sua volta rifulge anche di un'altra luce e impressiona per come si colloca su diversi piani di dicotomia: nell'esplorazione e nella ricerca del contrasto sembrano trovare i codici di sintesi della realtà. Ecco i colori pastello o diafani dei suoi quadri dalle linee tondeggianti, tristi ma definitive e schizofreniche rispetto all'inquietudine ferrosa ed elettrica dell'antenna proiettata verso l'alto. Il contrario del suo basso elettrico intriso di contemporaneità, disegnante suoni larghi dallo spessore terribile che nei suoi dischi apre profonde voragini»
LUIGI SABELLI, Andrea Rossi Andrea, in "Juliet", dicembre 2007-gennaio 2008
(Con interventi iconografici del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«[...] la prima serata vedrà un omaggio [...] diretto all'icona pellizziana per eccellenza, il Quarto Stato. Ne sarà protagonista una delle figure italiane tangenti al jazz di più vulcanica creatività, [...] Andrea Rossi Andrea, musicista ma anche pittore, e più in generale artista dell'immagine, il quale si porterà appresso materiale precostituito, agendo poi sui suoi marchingegni elettronici per generare in diretta dei loops su cui improvviserà al basso elettrico. Simultaneamente, però, dipingerà, o meglio visualizzerà e gestualizzerà il tutto, aiutandosi anche con una o più delle sue celebri "antenne a ombrello" che avrà posizionato sul palco (o chissà dove...)»
ALBERTO BAZZURRO, Round About Pellizza (from Volpedo), locandina Jazz Fuori Tema 4, Tortona, 2007
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
MASSIMO CORVINO, Andrea Rossi Andrea, in "Il picchio nell’orecchio", Radio Sherwood, 2007
«Andrea Rossi Andrea è uno dei migliori bassisti elettrici in circolazione»
MASSIMO CORVINO, conduttore Radio Sherwood, 2007. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
AAJ STAFF, I migliori (secondo noi) dischi del 2007, in "All About Jazz", 30 dicembre 2007 (27min Tintoretto: segnalato tra i migliori dischi internazionali del 2007)
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
SPLASC(H) RECORDS, in "Jazzit", novembre-dicembre 2007
«Personalità singolare [...] Andrea Rossi Andrea, a cominciare dall'ampio angolo su cui, come è noto, si esprime [...] Bonvini [...] notevole nel magma timbrico, e Tononi, fantasioso percussionista [...] altra voce affiora dall'elettronica di cui il leader è maestro. La durata del cd è come sempre da miniatura (ventisette soli minuti) ma le idee profuse sono ugualmente tante»
GIAN MARIO MALETTO, Andrea Rossi Andrea, 27min Tintoretto, in "Musica Jazz", novembre 2007
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«Una notevole ricchezza di timbri e situazioni [...] Un lavoro conciso ma multiforme, da ascoltare più e più volte con attenzione»
ERMES ROSINA, Textmeldg. Blue, in "All About Jazz", 24 ottobre 2007
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«[...] Le sue opere sono sempre portatrici di un vissuto, di un forte impianto teorico, di un profondo lavoro di sottrazione»
PAOLO PEVIANI, Andrea Rossi Andrea e il Questionario di Proust, in "All About Jazz", 9 ottobre 2007
(con intervento iconografico del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Nuovo album per il trio di Andrea Rossi Andrea, artista cui la definizione di musicista (e forse qualsiasi definizione) va molto stretta. Oltre che bassista, il nostro è infatti anche artista visivo, docente, autore che ama soprattutto muoversi attraverso i contesti ed i cambi di ruolo, stratificando le proprie esperienze ed arricchendole con quelle dei propri compagni di viaggio (qui Luca Bonvini e Tiziano Tononi) " senza fagocitare le persone, quanto piuttosto trovando un punto di incontro, di rispetto reciproco, all'interno di un progetto". Significativa a questo proposito l'immagine dell'antenna, o meglio della Ground Plane Antenna, presente in ogni performance di Rossi Andrea e qui raffigurata in copertina. Un "simbolo, un centro/non-centro" un catalizzatore di attenzione e di situazioni.
Una simbologia che si ritrova in questo album, già a partire dai titoli dei brani, intesi come "sotto-finestre per aprire territori diversi". Si prenda ad esempio il richiamo a Tintoretto, accenno più che esplicito alla poetica del post-manierismo, inevitabile "in una società, come la nostra, che vive nella debolezza". Oppure il Vintage della prima traccia, incrocio di linguaggi ben definiti della storia del jazz, ottenuto però utilizzando strumenti Midi. La citazione, usata come artificio narrativo ed in abbondanza, è sempre un po' sghemba, mai diretta. A volte è provocazione, ma mai aggressiva. E', piuttosto, un "modo di attivare l'ascoltatore", di suscitare il suo interesse. Già, l'ascoltatore! Alcuni musicisti, talvolta, se ne dimenticano. Ma Rossi Andrea è consapevole che un artista, senza pubblico, non è. Ecco allora che il nostro preferisce "arrivare al pubblico, fare uno sforzo per essere ascoltato". Ed è anche in quest'ottica che si spiega la brevità del CD, soli 27 minuti. Una brevità che è anche "forma inconsueta, un modo di portare un'idea, nella sua forma e complessità (complessità che non è un artificio ma un vissuto reale), rispettando il tempo di chi ascolta".
Un album dai molteplici piani di lettura, che richiede un ascolto attento e consapevole.
I virgolettati sono frutto di una conversazione con Andrea Rossi Andrea»
PAOLO PEVIANI, 27min Tintoretto, in "All About Jazz", 9 ottobre 2007
(valutazione critica: 4 STELLE)
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
PINO SAULO, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, 27min Tintoretto, in "Battiti", Rai Radio3, 3 ottobre 2007
«Ho ascoltato "27 min Tintoretto" di Andrea Rossi Andrea. Vi ho trovato, come nei suoi lavori precedenti, una originalità di progetto, di tematiche e di sonorità, quest'ultime sempre "interne" al pensiero musicale e mai "applicate" da fuori»
GIORGIO GASLINI, musicista, 28 settembre 2007. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«C'è fantasia e relax nell'intrico dei segni sonori. Non è work, ma art»
GIAMPIERO CANE, Andrea Rossi Andrea, 27min Tintoretto, in "Alias-Il Manifesto", 8 settembre 2007
(valutazione critica: IMMENSO)
«Grazie alla direzione artistica di Alberto Bazzurro, la manifestazione si conferma sperimentale e di confine: il jazz nella sua accezione più alta [...] la tre giorni si è aperta con il bassista elettrico Andrea Rossi Andrea, grande musicista ma anche pittore e filosofo [...] della sinestesia percettiva»
MARCO MAIOCCO, Jazz Fuori Tema 4, in "Musica Jazz", agosto-settembre 2007
SPLASC(H) RECORDS, in "Jazzit", luglio-agosto 2007
«[...] il bassista elettrico Andrea Rossi Andrea, padrone assoluto del proprio strumento [...] è artista mitopoietico e "provocatore": la finzione sta fuori dal palco, mentre la performance indica una possibile via di fuga verso un'autentica realtà. Non ci si inganni però: il suo modo di esprimersi resta comunque poco catalogabile, data l'ampiezza dei suoi riferimenti culturali e la voglia di lasciare molto campo alla libera interpretazione di ciascuno. [...] A primeggiare su tutto, il simbolo dell'antenna, disegnata o materialmente presente un po’ ovunque [...] Oltre che essere il trait d'union tra le due anime del nostro, quella musicale e quella visiva, l'antenna è soprattutto la metafora di una ricettività paradigmatica per continuare a creare una musica che vive sulle più disparate influenze ma non appartiene ad alcuna definizione»
MARCO MAIOCCO, Jazz Fuori Tema 4, in "Disco Club", 7 luglio 2007
«I grandi festival annaspano, tra grandi nomi visti stravisti, cartelloni simili tra loro in quanto basati sui famigerati "pacchetti", e aperture a personaggi poco affini al jazz che forse si portano in dote un pubblico numeroso, ma che spesso hanno proposte musicali raccapriccianti.
Meglio allora puntare su piccoli centri di provincia, su festival che hanno un filo conduttore, che cercano di proporre qualcosa di originale. E' questo il caso di Tortona e del suo Jazz Fuori Tema, rassegna giunta alla sua quarta edizione, che quest'anno aveva come tema l'arte tra l'800 ed il '900. Tema vastissimo, che gli artisti presentati hanno ulteriormente ampliato interpretandolo lungo molteplici direttive. Lo scambio dei ruoli, il dialogo autistico, il rapporto tra ciò che è e ciò che sembra. Sempre sul filo dell'ironia.
Nella prima serata abbiamo ascoltato il bassista (ma non solo) Andrea Rossi Andrea, impegnato nel progetto "Decimo Stato" (omaggio a Pellizza da Volpedo), artista locale di cui quest'anno si celebra il centenario della morte. Iniziato come un concerto tradizionale, in modo volutamente banale (stratificazione di loop e armonizzazioni al limite della new age), lo spettacolo con il passare dei minuti ha virato decisamente in direzione della performance visivo-gestuale grazie agli interventi di quattro attori (sarà corretto definirli così?) non in programma, e quindi inattesi e sorprendenti.
Sul palco, sono infatti saliti anche il pittore Pietro Bisio (autore di numerosi omaggi al Pellizza), ed Alberto Bazzurro (il direttore artistico della rassegna). In platea, a suonare mescolati tra il pubblico, c'erano invece Stefano Pastor al violino e Stefano Deagatone al sax. Come si può facilmente intuire, una configurazione strumentale e logistica inusuale, resa ulteriormente intricata da un massiccio uso dell'elettronica. Il suono di sax esce dallo strumento di Deagatone, oppure via MIDI dal basso di Rossi Andrea? Il violino è reale o una base campionata? O è forse un flauto? E a cosa ci rimandano i segni tracciati sulla tela da Bisio, o gli anagrammi vergati da Bazzurro? Così è, se vi pare»
PAOLO PEVIANI, Tortona: Jazz Fuori Tema, in "All About Jazz", 5 luglio 2007
«Giuseppe Pellizza da Volpedo, James Joyce e il jazz. La strana triangolazione non turba i programmi di una rassegna che s'intitola programmaticamente "Jazz fuori tema", promossa da quattro anni a Tortona. Volpedo, dove è nato il celebre pittore di cui quest'anno si celebra il centenario della morte, è a due passi da questo centro dell'Alessandrino, molto frequentato anche dai milanesi; è quindi naturale celebrarlo anche in musica, ricordando la temperie culturale fra Ottocento e Novecento in cui visse l'autore del "Quarto Stato" [...] Pellizza sarà onorato esplicitamente nella serata d'apertura, in cui il "performer" Andrea Rossi Andrea darà vita a uno spettacolo intitolato "Decimo Stato", a riconoscere la frammentazione intervenuta nel frattempo nella società. Rossi Andrea suona il basso elettrico ma usa anche varie apparecchiature elettroniche con cui realizza spettacoli multimediali; la sua sarà una vera improvvisazione a trecentosessanta gradi sulla figura del celebre artista»
CLAUDIO SESSA, Pellizza da Volpedo e James Joyce ricordati con il jazz, in "Corriere della Sera", 29 giugno 2007
«Andrea Rossi Andrea [...] intatta l'ispirazione che ne ha fatto un personaggio di culto musicale»
FILIPPO BORDIGNON, Rossi Andrea e l'efficacia, in "tam tam-Il Giornale di Vicenza", maggio 2007
(con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«[...] dedito alla ricerca il bassista Andrea Rossi Andrea»
BRUNO POLLACCI, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, 27min Tintoretto, in "AnimaJazz", Punto Radio,
5 maggio 2007
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
SPLASC(H) RECORDS, in "Jazzit", marzo-aprile 2007
SPLASC(H) RECORDS, in "Musica Jazz", marzo 2007
«Ho trovato la visione musicale di Andrea Rossi Andrea assai originale e motivata da un serio approfondimento personale. Anzi felice il suono [...] così le combinazioni timbriche non scontate e le idee compositive, con il silenzio che si fa suono e distanza-vicinanza»
GIORGIO GASLINI, musicista, 13 marzo 2007. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Venti minuti di avanguardia jazz per palati esigenti, sintonizzati sulle corde profonde di una sensibilità musicale che interpreta l'interferenza dei diversi linguaggi contemporanei [...] Textmeldg. Blue [...] Andrea Rossi Andrea usa i bassi elettrici in maniera composita, a livelli plurimi dal romantico al sociologico [...] E' l'altra faccia di un pensiero estetico che dichiara il vero senso dell'arte come comunicazione, in una continua ibridazione e contaminazione tra ambiti e contesti diversi»
FLORIANA DONATI, Suono jazz per riflettere, in "Il Giornale di Vicenza", 27 febbraio 2007
(con intervento iconografico del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
SPLASC(H) RECORDS, in "Jazzit", gennaio-febbraio 2007
«Del poliedrico [...] Andrea Rossi Andrea il mondo musicale del jazz parlerà ancora a lungo»
VITTORINO BERNARDI, Andrea Rossi Andrea, the best, in "Il Gazzettino", 28 gennaio 2007
MARIO FERRARA, Fotografare, Roma, Clitt, 2006
«Andrea Rossi Andrea: una grande forza ritmica accompagnata da una profonda umanità»
MICHELE VURCHIO, musicista, 2006. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
TOP TEN PLAY LIST, in "Alias-Il Manifesto", 16 dicembre 2006, (Textmeldg. Blue: 1° classificato fra i dieci migliori dischi internazionali del 2006 scelti da Giampiero Cane)
NEON>CAMPOBASE, SPLASC(H) RECORDS, in "Juliet", ottobre-novembre 2006
«[...] In tre album di sicuro valore musicale (De Umbra Captanda in Urbe, QSL from Web e il più recente Textmeldg. blue) Andrea Rossi Andrea teorizza e schiude con umile grandezza forme sonore squisitamente apolidi a uno stile in particolare. Arte della non-identificazione, non certo della sottrazione ai doveri di chi la evoca per noi.
In un melting-pot di stili perfettamente assimilati»
FILIPPO BORDIGNON, Uomo prima che artista, in "tam tam-Il Giornale di Vicenza", luglio 2006
(con interventi iconografici del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«[...] evocativa composizione originale intitolata "Ferrari di Miles"»
BRUNO POLLACCI, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, QSL from Web, in "AnimaJazz", Punto Radio,
18 luglio 2006
(con intervento iconografico del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Sono oramai vent'anni che conosco Andrea Rossi Andrea. A quei tempi lo percepivo come artista visivo dentro una dimensione sociologica dell'arte. Debbo dire che fu uno dei primi artisti a usare anche un'ambigua rappresentazione del fallimento tecnico-visivo come elemento concettuale. Similmente a oggi, egli produceva delle opere con una scritta: "Andrea Rossi Andrea artista mediocre DAVVERO", o "Andrea Rossi Andrea artista mediocre VERAMENTE" e queste scritte erano sempre accompagnate, all'interno del quadro, da una antenna radio rice-trasmittente fatta a ombrello. Come quelle per radioamatori che svettano sui tetti delle case. "Ground Plane", questa l'antenna. Il suo simbolo [...] sotto certi aspetti nuovo e non citazionista, raccoglie e rimanda. Raccoglie informazioni e le rimanda ad altri: ascoltatori o spettatori che siano. Era "disturbante" questo suo modo di fare. [...] Mostre importanti al Nord [...] lo posero all'attenzione dell'arte europea, grazie anche all'impegno organizzativo di Grazia Terribile, allora molto attiva a Milano. [...] Da alcuni anni, almeno un decennio, sostengo che la critica musicale abbia superato quella artistico-visiva e ciò è dovuto in parte al cambiamento in atto dell'oggetto musicale: sempre più fusione di sonorità e concettualismi globali. Andrea Rossi Andrea nel suo primo disco (De Umbra Captanda in Urbe, Artis Records, 1995) sviluppa una timbricità plastica stratificata, mentre in QSL from Web (Splasc(H) Records, 2003) le sonorità si addolciscono in timbri globalizzati. Con l'ultimo, appena uscito ancora per Splasc(H) Records (TEXTMELDG. BLUE - sms, in tedesco), sempre accompagnato dai bravi Luca Bonvini e Tiziano Tononi, la sinteticità dei brani mantiene il suono plastico del suo basso elettrico da virtuoso, le "cineserie" timbriche dei metalli appaiono fuse da brani di vecchi motivi popolari, anzi resistenziali, come "Bella Ciao", dove la tromba talvolta slitta in sirena da fabbrica nell'era di Internet. Un'ottima musica questa di Andrea Rossi Andrea, performer che porta innanzi la sua complessità culturale in una dimensione artistica autenticamente estesa e di grande qualità»
BORIS BROLLO, Andrea Rossi Andrea, in "Juliet", giugno 2006
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«[...] Andrea Rossi Andrea [...] uno dei migliori talenti del nostro Paese ma soprattutto tra i più originali e autarchici musicisti in circolazione»
LUIGI SABELLI, L'originalità di Andrea Rossi Andrea, in "L'Arena", 23 maggio 2006
(con intervento iconografico del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Torna in campo Ground Plane Antenna, l'inconsueto trio dell'interessante bassista Andrea Rossi Andrea [...] Il cd è il maturo frutto di un gruppo che occupa un posto pressoché esclusivo nel jazz italiano, ben fuori delle strade più battute, dunque merita l'attenzione di chi cerchi novità e coraggio. A proposito, una prova di coraggio è anche l'insolita durata: venti minuti, non di più. Certo è raro che un artista sia tanto rigoroso da ritener completato il suo lavoro a costo di trascurare le regole del marketing. Ma "Textmeldg. Blue" (il titolo allude al termine tedesco per i "messaggini" Sms) non mostra uno spazio angusto, bensì intenso e pieno, che non chiede d'essere farcito, come spesso si usa, con più musica che si può. Come un modernissimo sonetto»
GIAN MARIO MALETTO, Andrea Rossi Andrea, Textmeldg. Blue, in "Musica Jazz", aprile 2006
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«[...] fresco, originale ed emergente Jazz italiano del bassista Andrea Rossi Andrea»
BRUNO POLLACCI, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, Textmeldg. Blue, in "AnimaJazz", Punto Radio,
25 aprile 2006
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
PINO SAULO, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, Textmeldg. Blue, in "Battiti", Rai Radio3, 20 aprile 2006
«Lavoro breve (20 minuti) di qualità altissima.
Un SMS da un profondo compositore ed eccellente bassista.
Un disco straordinario di un grande trio»
SPLASC(H) RECORDS, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, Textmeldg. Blue, in "Musica Jazz", aprile 2006
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
SPLASC(H) RECORDS, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, Textmeldg. Blue, in "Jazzit", marzo-aprile 2006
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
GIULIO CIAVOLIELLO, Dagli anni '80 in poi: il mondo dell'arte contemporanea in Italia, Milano-Trieste, Artshow Edizioni-Juliet Editrice, 2005
MASSIMO CORVINO, Andrea Rossi Andrea, in "Il picchio nell’orecchio", Radio Sherwood, 2005
ALEX PIEROTTI, Onde stazionarie, Andrea Rossi Andrea, Textmeldg. Blue, in "Notturno Italiano", Radio Rai International, 2005
SPLASC(H) RECORDS, in "Jazzit", novembre-dicembre 2005
«Nel fare di Andrea Rossi Andrea sono presenti i concetti più importanti dell'arte contemporanea, che devono essere dipanati con lentezza, pazienza, metodo. Sono suggeriti anziché gridati, spetta alla curiosità di ognuno di noi capirli oppure semplicemente farne parte. Perché anche scrivendo/leggendo questo [...] facciamo parte del disegno performativo dell'antenna di Andrea Rossi Andrea. A proposito, perché si fa chiamare così?»
STEFANIA MICHELATO, critico d'arte, ottobre 2005. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«[...] la Galleria Neon, tra le realtà più interessanti e vitali della città, presenta [...] Andrea Rossi Andrea»
GABI SCARDI, Art First a Bologna: più che fiera è festival, in "Il Sole-24 Ore", 30 gennaio 2005
«Andrea Rossi Andrea l'ho conosciuto molti anni fa, ed il suo nome mi era stato suggerito "da lontano", da fuori provincia, pur vivendo noi due nel raggio di 8 Km [...] Questo a significare che il mio modo di attingere partiva da fuori e poi si restringeva al territorio, dove le notizie sull'arte avevano il supporto di tutte le riviste di settore, fonti inesauribili della mia curiosità [...] Vedo che sto raccontando di me stesso, ma è l'unico modo per raccontare anche degli altri.
Già il nome ANDREA ROSSI ANDREA mi pare significativo. Un progetto da lui voluto, accarezzato e ostinatamente portato avanti, ma non come pretesa, piuttosto come aspetto caratteriale del suo lavoro, in cui l'aspetto comportamentale è sempre presente.
E poi ancora, arte visiva e musica suonata si mescolano nel suo lavoro quotidiano, senza preoccuparsi dove inizia l'una e finisce l'altra, sempre però con la prerogativa di sentirsi soprattutto solo "artista" [...] Il mio primo quadro l'acquisto nel 1959, di un artista locale Gueri da San Tomio, abitante a Malo nella frazione di San Tomio; ecco quindi il nome d'arte. Da lì in avanti ho fatto molta strada. Ancora oggi gli riconosco una qualità non trascurabile: era capace di vivere col suo lavoro, e la provincia di Vicenza è piena delle sue opere, delle sue vedute di città, di campagna.
Cosa c'entra questa disquisizione con ANDREA ROSSI ANDREA?
La risposta secondo me sta nel sistema dell'arte a cui io credo; ed una mia prima risposta sta nell'aver creato il Museo Casabianca, dando possibilità al mondo dell'arte di identificarsi e di trovarsi. Un'opera di Andrea Rossi Andrea è nella stanza 5, anzi due in simmetria fra loro, una a destra e una a sinistra del gruppo allestito. Un'altra, l'antenna, sopra lo scalone, sospesa sulla testa dei visitatori nell'andar-vieni su per le scale. Nella vetrinetta compact-disc indicano un'altra presenza [...] Questo tipo di lavori mi entusiasma molto come collezionista. Quasi a partire da un precedente arrivo per arrivare ad un altro traguardo [...] Certamente, tra le 1200 opere esposte alla Casabianca, quelle di Andrea Rossi Andrea possono rappresentare i "lego", i mattoncini dell'opera globale del Museo, una presenza che lega, ma anche una presenza "statica" che rende possibile la elevazione della "fabbrica" dell'ARTE»
GIOBATTA MENEGUZZO, collezionista e curatore del Museo Casabianca, 2004. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«QSL from Web del bassista Andrea Rossi Andrea (pubblicato da Splasc(H) ) è un album che ci fa pensare ad una sorta di estetica zen applicata alla musica [...] i tre musicisti che compongono l'organico che ha registrato questi 10 brani (oltre al leader, impegnato al basso elettrico, troviamo Luca Bonvini alla tromba e ad un paio di strumenti orientali e l'esperto batterista Tiziano Tononi), si muovono con grande coerenza e circospezione, impegnati a dipingere un paesaggio misterioso ed affascinante, caratterizzato da percorsi che si intrecciano dentro la materia sonora, facendola immancabilmente espandere in maniera organica, dapprima in lenta evoluzione, per poi giungere ad esplosioni laviche che lasciano una traccia ustionante. Il bassista sa estrarre dal suo strumento suoni percussivi potenti, che nella trama allargata si fanno circolari, il batterista è perfettamente in sintonia e sa trovare il modo di fare rimbalzare il ritmo dalle parti più impensabili. La tromba slide di Bonvini si nasconde e riappare, enigmatica, serafica. Il gatto sornione nella tana di Alice. Non mancano piccole isole di contemplazione, immerse in superfici liquide sulle quali si diramano brividi di piacere. Una proposta decisamente insolita nel panorama italiano»
MAURIZIO COMANDINI, QSL from Web, in "All About Jazz", gennaio 2004
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
SPLASC(H) RECORDS, in "Musica Jazz", gennaio 2004
TOP JAZZ 2003, in "Musica Jazz", gennaio 2004 (segnalato nella sezione: MIGLIOR NUOVO TALENTO Andrea Rossi Andrea)
ALESSANDRO ACHILLI, QSL from Web, in "Prospettive musicali", Radio Popolare, 2003
«Un lavoro di critica e documentazione dettagliato e feroce, geniale e imprudente, raffinato e intollerante»
DAVIDE IELMINI, liner notes da QSL from Web, 2003
(con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea)
ALEX PIEROTTI, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, QSL from Web, in "Taccuino Italiano", Radio Rai International, 2003
PINO SAULO, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, QSL from Web, in "Le scelte di Pino Saulo", Rai Radio3,
«Un cd prodigioso [...] rapido, in parte metafisico, giocato sull'impatto di originalissimi contrasti timbrici, il disco conduce l'ascoltatore in un mondo fatato dove suoni cosmici e mistici si amalgamano a tensioni postmoderne.
Un trio superbo per un lavoro di assoluta bellezza»
SPLASC(H) RECORDS, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, QSL from Web, in "Musica Jazz", aprile 2003
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«Complimenti ad Andrea Rossi Andrea, a Ground Plane Antenna, per il lavoro QSL from Web. E' un progetto molto interessante e mi piace tanto la libertà che si respira [...] il suo respiro»
SAVERIO TASCA, musicista, 22 aprile 2003. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Una lirica ed uno stile musicale aperto, non incastonato in paletti compositivi [...] Di rilievo i contributi di musicisti come Ares Tavolazzi, Pierluigi Ferrari, Andrea Rossi Andrea. Una sorpresa»
STEFANO STARACE, Andrea Mazzacavallo, Low-fi, in "A rivista anarchica", novembre 2002
«Un incrocio, insomma, tra nuovo e vecchio che ci sembra ampiamente riuscito, soprattutto in tracce come l'iniziale "Alcolica domenica"»
FAUSTIKO, Andrea Mazzacavallo, Low-fi, in "Rockit", 30 luglio 2002
CLAUDIO SESSA, Luca Bonvini: con il trombone missione in Cina e fra noi, in "Musica Jazz", gennaio 2002
«Amiche ed amici di Schio, come va? Noi (la mia band ed io) siamo, nuovo motto per il gruppo, "massacrati ma contenti". Dall'inizio dell'estate scorsa abbiamo iniziato un lungo ed estenuante tour con Radio e Video Italia: come trottole impazzite, attraverso il Trentino, la Lombardia, la Toscana, la Puglia, la Campania... insomma su e giù, non finiva mai. Radio, televisione ed interviste. La gente (davvero tanta: una media di cinquemila persone a concerto) ci ha ricoperto di affetto ed attenzione, caricati di energia positiva. Spesso, poi, ci siamo trovati a dialogare con il pubblico, parlando anche di Schio come luogo di provenienza di metà band (io ed il bassista velocista stellare Andrea Rossi Andrea). A Sapri, prima di attaccare "Nord Est", si è addirittura creata una estemporanea mini conferenza e dibattito sul vicentino, Schio, il suo paesaggio urbano [...] Con la fine della tournée, ci siamo ulteriormente spremuti tornando a Milano e chiudendoci in sala di registrazione dove, per l'etichetta EDEL e la produzione di Gigi De Rienzo, abbiamo inciso un singolo intitolato "Alcolica domenica"»
ANDREA MAZZACAVALLO, Su e giù per lo stivale a suonare di Schio, in "Numero Unico Schio", 2001
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«Collaborare con un artista come Andrea Rossi Andrea significa stare in prossimità di un luogo di passaggio, un ponte, una porta, un luogo sensibile alle variazioni elettromagnetiche di energia musicale e non solo.
La sua capacità di recepire e produrre stimoli viene pilotata da una conoscenza di linguaggi diversi e dalla padronanza nel trasformarli; tutto ciò non è determinato da una forma di eclettismo ma da una curiosità intellettuale ed emozionale che fa da sfondo alla sua personalità e che, a mio avviso, costituisce continuità tra il suo essere artista visivo e musicista.
Lavorare con lui significa condividere uno speciale livello di attenzione che nell'esibizione live viene allargata a tutto il pubblico presente; da tale situazione scaturisce un momento di sintesi che vale la pena vivere»
ANDREA MAZZACAVALLO, musicista, 2001. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
MASSIMO CERVELLI, ROBERTO GENTILE, "Il Cammello di Radio2", Rai Radio2, 2000
RADIO ITALIA E VIDEO ITALIA STAFF, Giro l'Italia Tour 2000, Radio Italia, Video Italia, 2000
«Il tentativo all'infinito di comunicazione di Andrea Rossi Andrea attraverso il simbolo dell'antenna "Ground Plane" perennemente esposto suscita commozione. A me appare come una romantica preghiera contemporanea singolarissima, davvero straordinaria, molto più di sé stessa e ogni volta diversa. Anzi ogni volta è diverso.
Non lo si dipinge facile parlando così del suo giardino. Andrea è uno di quei pochi artisti autenticamente raggiungibili, orfani di tendenze ed al contempo mai puri, creatori nell'odierno, non semplicemente "creativi". Il suo patrimonio di lavoro appartiene al peduncolo di uno di questi fiori possibili, ma rari.
C'è stato un momento in cui, senza chiedere il permesso a nessuno, nella mia Galleria è stata toccata con mano una letizia specifica per merito di artisti come Andrea Rossi Andrea, Guillaume Bijl, Thierry De Cordier, Jochen Fischer, Katja Hajek, Julius, Susanne Mahlmeister, Ria Pacquée. L'affetto e la gratitudine per loro è grande. In particolare, secondo me, Andrea Rossi Andrea, magnifico veneto e Thierry De Cordier, magnifico fiammingo, rimangono paradigmi importanti del pensiero sull'arte e sugli artisti del nostro tempo»
GRAZIA TERRIBILE, gallerista ed operatrice culturale, 2000. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«ANDREA ROSSI ANDREA. Musica, antenne, frequenze: la rete invisibile delle comunicazioni urbane via etere»
FRANCESCA PIETRACCI, critico d'arte, 1999. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Andrea Rossi Andrea [...] grande bassista»
ENRICO GRANAFEI, musicista, 1998. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
CRISTINA GENESIN, Un irresistibile Al Jarreau a Castelfranco, in "La tribuna di Treviso", 31 luglio 1998
«Andrea Rossi Andrea: faccio un breve appunto.
Mi pare il suo lavoro riguardi, fra l'altro, quelli che sono i sistemi di comunicazione [...] interviene [...] dentro il mondo stesso dell'arte, in quelli che sono dunque i suoi sistemi strutturali, mixando tutto il possibile, ma con una sorta di sottile acutezza e sottile perversità, specifiche»
LUIGI MENEGHELLI, critico d'arte, 1997. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«[...] negli anni Ottanta, in un clima dominato da una pittura transavanguardista (con relativi giovani nipotini), Andrea è uno dei rarissimi artisti italiani della sua generazione che ha il coraggio di accentuare ulteriormente temi e realtà legati alla comunicazione, alla contaminazione polisensoriale, con uno sconfinamento voluto e calibrato, che ora l'arte contemporanea affronta come un dato di fatto. Basti ricordare il profluvio di interventi scioccanti per qualità e quantità, fatti negli spazi pubblicitari e non, di prestigiose riviste d'arte, con le antenne ad ombrello sempre cangianti ed ossessivamente presenti, con le curiose e problematiche scritte ("A.R.A. ARTISTA MEDIOCRE DAVVERO/VERAMENTE") [...] Tutta questa vita entra anche quando A.R.A. stipula veri e propri contratti di lavoro per importanti ditte che lo impegnano a promuovere bassi elettrici, corde o altro legato alla musica»
STEFANIA MICHELATO, critico d'arte, 1997. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Il lavoro [...] DE UMBRA CAPTANDA IN URBE è un CD in lo-fi uscito a mio nome alla fine del 1995 [...] lo stampato di Anna Capitano è un testo (tra il serio e lo scherzoso) di una autrice inventata assieme al suo scritto. Tale esito è dovuto ad un non più che goliardico gioco collettivo praticato da alcuni miei amici nell'estate del 1995. Ho anche trovato abbastanza divertente dichiarare il disco "OPERA D'ARTE CONCETTUALE"»
Dichiarazione di Andrea Rossi Andrea, allegata al CD De Umbra Captanda in Urbe, presentata presso la Galleria d'Arte Moderna di Bologna il 19 settembre 1997
«Living score concert, come dichiarano gli artisti stessi, "è la denominazione di un duo 'aperto', nato dal recente incontro fra Emilio Fantin (artista visivo, e non solo) ed Andrea Rossi Andrea (artista visivo e musicista-bassista elettrico)". Da questo connubio, costituitosi su finalità comuni di ricerca volte all'ampliamento etico-estetico del lavoro artistico anche attraverso situazioni intercontestuali di contaminazione e di ibridazione fra generi, luoghi, media, linguaggi, ecc., è scaturita l'idea di proporre una serie di eventi "Border line", come ama definirli Fantin, non etichettabili nè come concerti musicali nè come situazioni performative. Il Living score concert, svoltosi in prima battuta al Molto Multimedia Gallery di Milano e in seguito al Link di Bologna, è una composizione audiovisiva che si avvale di brani audiovideo registrati e di altri interpretati dal vivo, dove di fatto i filmati fungono da spartiti musicali.
L'uso crudo, diretto e antinarrativo del video tende a sottolineare un'inversione di tendenza rispetto al video d'arte, troppo spesso autoreferenziale e rappresentativo, mentre mediante l'inserimento esterno della musica, una sorta di colonna sonora creata ad hoc ogni volta quale accompagnamento alle immagini, si ricrea un'atmosfera di coinvolgimento con il pubblico che per certi versi riporta alle atmosfere dei primordi della sperimentazione cinematografica, con un notevole effetto di spaesamento emotivo e sensoriale. Infatti, le differenti serie di immagini, tratte da contesti banalmente quotidiani, dal repertorio televisivo delle pubblicità e da quello cinematografico e montate senza una consequenzialità logica, si avvalgono del ritmo musicale per potenziare ed esasperare la loro scansione ripetitivamente ossessiva, secondo una metodologia a suo tempo cara a certi esiti cinematografici delle Avanguardie, come ad esempio Ballet mécanique di Léger. Ma all'aspetto percettivo in termini visivi del lavoro è accompagnato strettamente l'aspetto eminentemente sonoro - costituito dall’esecuzione virtuosistica al basso elettrico di Rossi Andrea - quale elemento indispensabile di completamento dell’intervento-happening dei due artisti: un vero e proprio flusso totale di musica ed immagini con cui relazionarsi, con cui sintonizzarsi anche solo per alcuni attimi non nel consueto ruolo di spettatori e di ascoltatori, ma in quello di essenziali e irrinunciabili catalizzatori»
SILVIA GRANDI, Living score concert, in "Segno", giugno-luglio 1997
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«Come dire, il museo non è un'isola felice, ma deve misurarsi con l'arcipelago di relazioni che gli vivono attorno. Una riflessione a cui fa da contro canto la video-performance-concerto, Strani giorni, di Emilio Fantin e Andrea Rossi Andrea, alla Molto-Multimedia Gallery di Milano (inverno 96/97). Anche qui appare uno scarto rispetto al luogo deputato: si tratta infatti di un music-bar. L'integrazione, tra immagini video di Fantin e improvvisazioni musicali in diretta di Rossi Andrea, crea una unità testuale composta; la struttura scenica, calata in mezzo agli spettatori, senza divisione gerarchica tra chi ascolta e chi beve seduto al tavolino o al bancone, contamina l'idea di spazio alto dell'arte con quello spurio del mercato del tempo libero, e invade il campo dell'anonimato con un'individuazione espressiva.
[...] l'interesse per la forma passa in secondo piano rispetto alla relazione intersoggettiva, la presa di coscienza diventa prioritaria rispetto alla resa visiva. Come se l'arte avesse rinunciato al suo territorio per rivolgersi a quello, sfuggente ma fertilissimo, in cui avviene il processo di formazione dell'individuo e della società. Il coinvolgimento che questa pratica artistica propone non si ferma alla cosa in sé, ma si completa nel rinvio - tra presenza e assenza - ad altre situazioni, ad altri partecipanti. Appare un'analogia con l'esperienza politica condivisa, che sintetizza la propria espressione nel rapporto tra vita del singolo e dei molti, vicini e lontani. Carla Lonzi diceva che compito dell'arte è "produrre gesti di vita" (Autoritratto), qui si tratta della vita collettiva, che attraverso l'arte tenta un inedito colloquio con la dimensione sociale»
FRANCESCA PASINI, Tra partecipazione e invenzione, in "Flash Art", giugno-luglio 1997
«Un progetto, guidato da Alessandra Menegotto nel Museo Casabianca, nell'intento di arricchire identità, sfera emotiva, immagine, comunicazione interpersonale dello studente [...] Un incontro tra scuola e museo, l'analisi della collezione (Warhol, Beuys), [...] laboratori condotti da un artista (Andrea Rossi Andrea) con gli studenti, un collezionista (Giobatta Meneguzzo), un museologo (Paola Marini). Si è giunti all'elaborazione di un'opera esposta ora nel museo»
LIDIA CARDINO, Museo: strumento di conoscenza in evoluzione, "Il Giornale dell'ANISA", in "Il Giornale dell'Arte", aprile 1997
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«All’inizio sembra di sognare: la musicalità di Giuseppi Logan, il suo suono tagliato, con il fraseggio di Ornette Coleman, tra "In All Languages" e "Tone Dialing". Ma "bisogna andare oltre l’apparenza" come ci raccomanda, citando Sol LeWitt, l’autore, artista concettuale, per cogliere la dialettica tra alto e basso, centro e periferia, originalità e imitazione, cercando i segni della contraddizione, che Andrea Rossi Andrea non vuole sciogliere, ma esporre. Libertà creativa, autoesposizione a rischio. Ogni copia è numerata e reca la firma autografa assieme al Marchio dell’artista, un’antenna a ombrellino»
GIAMPIERO CANE, Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, De Umbra Captanda in Urbe, in "Ultrasuoni-Il Manifesto", 30 giugno 1996
(valutazione critica: GUSTOSO)
«Da oltre vent'anni A.R.A. pone l'adozione dell'antenna ad ombrello "Ground Plane" come uno dei punti cardine del proprio lavoro, in ambiti e situazioni talora radicalmente lontani. L'antenna ad ombrellino come simbolo e carne di comunicazione in parte invasa da "risapute ma necessarie" (come dice Andrea) poetiche sulla mediocrità: ancora, infatti, i titoli con le formalizzazioni di questi brani riportano continuamente ad una tensione dialettica dura e coraggiosa tra alto/basso, centro/periferia, arte originale/mediocre ripetizione, categorie spesso considerate necessariamente come enigmi in continue precarie ridefinizioni velocissime, al limite del dissolvimento o già dentro una avvenuta mutazione antropologica nella vertigine mediatico-mercantile. Può esserci un vecchio segnale per tempi ancora violenti, strani, contraddittori e muti: luogo utopico da "aurea mediocritas" sempre in bilico. In Andrea la sua riflessione, certo comunque non messianica, diventa nostra, un'istanza di libertà che confluisce anche nella frequentazione di artisti e linguaggi di ogni specie e genere. Non sbrigativamente in una logica iper-citazionista ma ETICA»
ANNA CAPITANO, liner notes da De Umbra Captanda in Urbe, 1995
(con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea)
«Alla Fiera di Pesaro, tenutasi in Aprile, abbiamo avuto modo di incontrare parecchi amici, nuovi rivenditori e di dimostrare gli strumenti grazie ai vari musicisti avvicendatisi sul nostro piccolo palco che ha attirato e divertito il pubblico [...] durante i cinque giorni di Pesaro si sono esibiti [...] diversi musicisti: [...] Fabrizio Sotti, [...] Nicola Sorato ed i nostri dimostratori ufficiali Alex De Rosso (chitarra) ed Andrea Rossi Andrea (basso). Tutti ottimi musicisti»
ANDREA BALLARIN, A tutta MANNEtta!, in "Manne Basses & Guitars News", settembre 1994
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
«Andrea Rossi Andrea: un musicista molto creativo!»
BRUCE GERTZ, musicista, docente Berklee College of Music, Boston, MA, 1993. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
«Mettere parte del lavoro di Andrea Rossi Andrea in archivio...»
GRAZIA TERRIBILE, gallerista ed operatrice culturale, 1992. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
GRAZIA TERRIBILE, 1991: "C'ero anch'io!", Milano, Edizione Materia Intelligente, 1991
nota:
DAL 1989 AL 1991 ANDREA ROSSI ANDREA RIFIUTA QUALSIASI CONTATTO CON I MEDIA COME PREVISTO DALLA PERFORMANCE "A Ravvisar le Fuggitive Antenne Paracqua"
«Vorrei mettere parte del lavoro di Andrea Rossi Andrea in archivio...»
GRAZIA TERRIBILE, gallerista ed operatrice culturale, 1990. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
GIOBATTA MENEGUZZO, Invito alla grafica, Bergamo, Pierluigi Lubrina Editore, 1989
AA.VV., L'arte alla vita, Brescia, Edizioni del Moretto, 1988
«[...] messa in questione della figura dell'artista [...] delle possibilità che gli sono date.
A.R.A. ha ripetuto per anni la stessa affermazione di mediocrità. Lo abbiamo conosciuto così per quello che è diventato paradossalmente il modo di contraddistinguere un autore.
Andiamo a vedere allora che cosa si intende per autore, cerchiamo di definire chi è colui che in generale si ritiene artefice unico di una serie di segni. Un mito romantico considera l’artista un individuo creatore di realtà assolutamente nuove, che sarebbero partorite quasi miracolosamente dalla sua mente e dal suo braccio. Tale mito ha improntato l'arte dal secolo scorso in poi. Prima di allora per il corpo sociale contava poco se un'opera fosse stata approntata da un maestro, da suoi allievi, da qualcuno che agiva sotto la sua influenza. Tutta l'enfasi posta sulla creazione come produzione esclusiva di una persona e la venerazione dell'artista come dio sono venute dopo. Fino ad oggi è stata così diffusa questa concezione che quasi è data come l'unica possibile.
Ma il sociale adesso incomincia a prendersi una rivincita. Le pratiche della citazione, dell'appropriazione, della combinazione e della ricombinazione, hanno affermato proprio una diversa autenticità, hanno messo in luce l'umanità, la collettività implicita del segno individuale. L'arte è sempre di più frutto di un campionamento visivo, di sintesi ed elaborazione di forme già date, così come la musica è sempre di più il risultato di un campionamento sonoro, di registrazione e manipolazione di suoni già dati.
A.R.A. adesso sembra aver abbandonato la curiosa scritta che ha accompagnato per anni i suoi lavori. Se vi riflettiamo questa è stata una mossa opportuna, se non necessaria. Chi lavora al di fuori di una idea demiurgica dell'artista non può soggiacere alla legge della fissità stilistica, del segno unico identificabile immediatamente, anche se l'identificazione in questo caso è basata solo su una scritta: in A.R.A. non c’è stata mai la ricerca di una immagine personale. Del periodo precedente è restata solo l'antenna, altro suo motivo ricorrente.
L'antenna come continua ed ossessiva presenza è il complemento necessario alla perduta centralità dell'artista. Chi produce arte non è più centro del mondo ma diventa terminale ed elaboratore di ciò che succede nel mondo, si trasforma in soggetto attivo costantemente collegato con altri terminali di una estesissima rete. L'antenna privilegia il valore comunicazionale dell'arte, le relazioni tra sé e gli altri, dai quali in ultima analisi l'arte dipende. Proviamo ad immaginare l'azione dell'artista senza audience. Non esisterebbe. Il suo pubblico può essere di massa o ridottissimo, ma in ogni caso necessario. Per quanto si possa giocare con la segretezza del fare creativo, gli altri attori sociali, critici, galleristi, collezionisti, visitatori, sono assolutamente indispensabili.
Qui naturalmente non si vuole affermare un determinismo che vorrebbe l'artista elemento passivo dell'apparato di fruizione dell'arte, si vuole piuttosto mettere in evidenza il carattere eminentemente relazionale della sua azione.
Consideriamo Miles Davis, che è un personaggio insofferente con una concezione della musica apparentemente aristocratica e sprezzante. Ma quante contraddizioni rispetto a tale concezione è possibile ravvisare all'ascolto delle sue composizioni! Nei concerti, anche se per molto tempo volge le spalle al pubblico, egli ripete e improvvisa alla sua maniera su brani delle contemporanee hit-parade. Io l'ho sentito rifare il verso a Madonna, Michael Jackson, senza intenti denigratori, con la volontà di abbandonarsi ad un rapporto osmotico con le facili suggestioni del Pop. Lo scontroso e solipsista David Sylvian si nutre abbondantemente di sonorità orientali ed appartenenti a culture del terzo e quarto mondo. Le sue melodie sono come un flusso indistinto in cui il sé e gli altri non fanno che compenetrarsi. Le antenne di A.R.A. sono presenze nell'etere tese a captare i segnali che percorrono il vuoto apparente, sono oggetti filiformi che sembrano ricevere anche i suoni più deboli, al limite della percezione. A.R.A. è immerso nelle correnti di pensiero e di immagine che da più parti del mondo si trasmettono. Molte cose lo attraversano e ne vengono irradiate. Anche la sua è "Opera aperta"»
GIULIO CIAVOLIELLO, critico d'arte, 1988. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
GALLERIA GRAZIA TERRIBILE, in "Flash Art", giugno 1988
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
AA.VV., Artisti per la pace nel mondo, Marsala (TP), Galleria Civica d'Arte Contemporanea, 1987
«La scritta [...] Andrea Rossi Andrea un artista veramente mediocre [...] che compare su ogni opera rivela l'atteggiamento filosofico che è presupposto al suo fare artistico [...] Rossi Andrea lancia una sfida alla società degli stereotipi che costringe la figura dell'artista in una delle due categorie antitetiche: una "sacralizzante", cioè il territorio dove si fanno l'Arte e la Storia, l'altra "demonizzante" che esclude e nega ogni consistenza sociale. Assumendo a emblema la mediocrità, egli intende occupare il territorio che sta in mezzo [...] e rivendica così uno spazio vitale per l'artista»
ROSSANA BOSSAGLIA, ELISABETTA LONGARI, in AA.VV., Arte Contemporanea Internazionale, Torino, Umberto Allemandi & C., 1987
(con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea)
«Andrea Rossi Andrea sa che l’arte è un centro comunicante e di fondazione e ciò l'ha spinto ad adottarla come modo di esperienza e di espressione radicale nei confronti del linguaggio, issando un'antenna al centro dell'opera con cui tenta di comunicare [...] È da alcuni anni che l'artista è occupato a spostare questi segni sulla superficie della tela muta come il tentativo di sbloccare una partita [...] contro il silenzio [...] La serialità fatta a mano di Rossi Andrea pone, però, l'accento sul fatto che oggi si può fare un "quadro ripetente" senza allinearsi al fenomeno della citazione [...] Se alla fine tutto appare ancora confuso è perché ogni tentativo di ingabbiare questo lavoro [...] è destinato a sfasciarsi contro l'atteggiamento [...] dell'artista»
GIACINTO DI PIETRANTONIO, Il Sound della Tensione, pieghevole di presentazione alla personale di Andrea Rossi Andrea, Galleria Grazia Terribile, Internazionale d'Arte Contemporanea, Milano, 1987
(con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea)
GALLERIA GRAZIA TERRIBILE, in "Flash Art", novembre 1987
LUCA CRISTIANI, Il parere degli espositori, in "Milanbook", III trimestre 1987
GALLERIA GRAZIA TERRIBILE, in "Flash Art" (International Edition), estate 1987
«Ripetere continuamente la solita icona significa esprimersi liberamente all'interno del sistema dell'arte, ma significa anche ridimensionare il valore del gesto, riportarlo senza mistificazioni in un ambito di riflessione e di dubbio. L'artista si interroga e fa interrogare sul valore della sua azione. Si stabilisce così una comunicazione che non potrebbe trovare esemplificazione migliore di un'antenna, transito di messaggi, articolazione di suoni, interferenza, disturbo atmosferico. Un oggetto così ossessivamente proposto diventa il fulcro dell'intero operare artistico, che al peso, alla solidità, agli impedimenti offerti dalle cose comuni oppone un'aerea resistenza, il vuoto pneumatico, l'impalpabilità linguistica. Ma la vita scorre nonostante l'arte, che può offrire opposizioni limitate al campo dell'immaginario. Andrea Rossi Andrea esprime dunque questa limitazione di possibilità. Alla illusoria, demiurgica centralità dell'artista egli risponde con un'affermazione disincantata di impotenza, l'ostentata mediocrità.
Chi rifugge dalla mitologia dell'artista divo sacrifica un po' se stesso a vantaggio di una comunicazione reale con il pubblico, sollecitata sempre dalla presenza dell'opera. Del resto il pubblico è l'alter ego dell'arte, interlocutore fondamentale senza il quale l'arte non potrebbe esistere, riflesso differente dell'artista. L'opera quindi si sdoppia e assume nell'altro manifestazioni visive simmetriche ma di segno opposto. [...]
L'opera può inoltre giocare con le articolazioni del sistema (mostre, pubblicità, critica) e con le suggestioni culturali del momento, può assumerle al suo interno ma non esaurirsi in esse. Per questo in secondo piano rispetto ai motivi ricorrenti del lavoro di Andrea Rossi Andrea troviamo di volta in volta anche echi di pittura espressionista o geometrica, un colore superficiale o materico. Non importa, ciascun lavoro è sempre là, a sottolineare i limiti dell'arte e a tentare di stabilire dei livelli di comunicazione. È in questo modo che l'arte può, forse, paradossalmente estendere la sua azione nel mondo ed influenzare la vita»
GIULIO CIAVOLIELLO, Andrea Rossi Andrea o della coscienza del limite dell'artista, in "Flash Art", maggio-giugno 1987
(con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea)
«Andrea Rossi Andrea… artista mediocre, veramente
Andrea Rossi Andrea… artista mediocre, veramente
Andrea Rossi Andrea… artista mediocre, veramente
... La storia non finisce qui, poiché la Storia incomincia soltanto quando si ha la coscienza di non sapere, come affermava Socrate!
La Storia inizia quando si crede di essere mediocri: lo insegnò al mondo latino il grande poeta Orazio, maestro di costumi umani e civili.
La Storia si struttura sull'idea del non finito che scaturisce dalla consapevolezza di essere niente e nessuno.
Nel mondo dell'arte contemporanea si assiste invece ad un delirio dilagante ed ossessivo che permea l'intero sistema artistico: dall'artista, al critico, al gallerista, al collezionista... Si tratta del massimo della mediocrità, nel senso di scivolamento della coscienza nell'universo del nulla storico. Andrea Rossi Andrea sottolinea gli aspetti infantili di questo mondo delirante, attraverso alcune astuzie linguistiche: l'artista usa la tautologia, abbandona la metafora e la metonimia, nega la citazione di maniera per puntare il dito contro le mercificazioni a cui oggi inevitabilmente finisce per soggiacere il mondo dell'arte. Ho incontrato l'artista in un "garbuglio" di parole, nel labirinto spiraliforme della comunicazione: si è trattato di affrontare la "contraddizione" che, nel lavoro di Andrea Rossi Andrea, conosce momenti di sintesi e di analisi crudeli e spietati. La mediocrità, in forma cosciente, è sintomo di grandezza, è categoria privilegiata di pochi uomini alla ricerca del proprio "Io" inquieto e tormentato. In verità il lavoro dell'artista indica la strada, ma non impone regole o maniere, ideologie e filosofie. I grandi segni neri che si sviluppano all'interno delle grandi campiture bianche stanno a rappresentare l'esistenza dell'uomo che crea la propria ed altrui storia. Una scrittura forte e decisa stabilisce i termini della "contraddizione" che oggi aliena i contesti storici e sociali. È necessario stabilire la dialettica, l'armonia di forme, luci e colori come nell'età palladiana, fatta di sensazioni e campi estetici, arte ed arguzia. Per risalire la corrente è d'obbligo toccare il fondo: Andrea Rossi Andrea si assume questa complessa e rischiosa funzione speculare ai fini di ricomporre, attraverso il dramma e la catastrofe linguistica, l'unità perduta dell'uomo nella sua totalità ed umanità.
Le sue opere rievocano gli aridi fasti concettuali consumati, negli anni '70, per rivalsa e per rivolta, per una folle dimostrazione e per conquistare antichi immaginari territori linguistici e fantasmatici. L'artista riflette sui meccanismi perversi del potere che hanno distrutto l'arte e demolito l'uomo, per cui non può non rimandare un'immagine nauseante che della "mediocrità" ne fa un ordine, una prescrizione ed una norma.
È nel silenzio, invece, che l'umanità troverà le parole, il desiderio etico di un diverso sistema, la possibilità di riconoscere il limite: l'arte si trasformerà in un atto politico in grado di garantire il futuro»
SANTA FIZZAROTTI, Galleria Grazia Terribile, Andrea Rossi Andrea, in "Segno", maggio 1987
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
GALLERIA GRAZIA TERRIBILE, in "New Art International", maggio 1987
LUCA CRISTIANI, Libertà e qualità, in "Milanbook", II trimestre 1987
«Mediocrità: fra il Piccolo ed il Grande Andrea Rossi Andrea. Cosi, tutto è esplicitamente fissato sì da ritornare nuovamente inafferrabile.
L'artista evidenzia il proprio nome sui propri lavori: eccovi Andrea Rossi Andrea, il quadro come prodotto in sé, affrancato dal giudizio di valore dell'oggetto e cosi sottratto al fruitore, solo confrontato alla propria problematica interna sì da far pensare e sentire.
Scrivere sui propri lavori "artista mediocre" costituisce una presa di posizione semplice, aggiungervi "davvero" oppure "veramente" equivale poi a concentrare senza interruzione, a riformulare di volta in volta. Vissuto e non scrittura [...] La permanente necessità di erigersi alla mediocrità non è masochismo o elemento didattico aggiunto dall'artista, è la presa di posizione di una tesi solida, carattere eccezionale che assicura una maniera più attiva di guardare i lavori: evitare il problema è impossibile [...] Andrea Rossi Andrea dipinge un'antenna: c'è da tessere un discorso intorno a questo? C'è da parlare a proposito dell'archetipo, del fatto che si trasmuta in un vaso di fiori, in albero florido, in un phallus sporgente di seme? Forse. Come le parole, le antenne sono simbolo della trasmissione delle idee, della comunicazione, rappresentano più precisamente un nuovo mondo pieno di possibilità tecnologiche, che ancora stiamo assimilando.
Il nostro artista non fa dell'antenna un esempio di potente rete di trasmissione, egli ne concretizza l'immagine presentandola come semplice simbolo, luogo di trasmissione di idee condotte per mezzo di un oggetto.
Il lavoro dell'arte non è qualcosa di statico da guardare, è il luogo dove il fruitore incontra le idee dell'artista, instaurando una comunicazione. In questi quadri, la possibilità di comunicazione delle proprie idee è sostituita da principi, da segnali che mostrano una precisa volontà di trasmettere e ricevere.
Lo studio di Andrea Rossi Andrea è su una collina: l'artista come identificazione dell'antenna? Ossessivamente egli si ripete, assioma che diventa interrogazione nella sua formulazione perpetuamente ripetuta, dubbio indirizzato. Ground plane è il dato che possiede tutta l'arte buona, cosi l'artista ne scrive il nome alla base della sua antenna portando la nozione di fondamenta a fondamentale. La sua ground plane è perciò la più incerta che si possa immaginare, perché lancia sempre la stessa idea, la certezza dell'arte in sé, metafora che si ripete, traccia per una intensità del vissuto. Egli fa dell'antenna un messaggio con modulazioni e tremolii, una variazione continua di intonazioni ed accenti. Non per questo il suo lavoro è misterioso. Le sue qualità tecniche pittoriche - la sicurezza del suo lavoro e la maniera di lasciare aria nella pittura - sono sufficienti a farlo uscire dalla mediocrità plastica. Il suo enigma si colloca nella maniera di uscire da uno schema concreto o didattico, nella maniera di uscire da uno schema narrativo, da una scarica emozionale. L'artista risolve i suoi limiti confrontando ciò che è relativo con ciò che è dogmatico, il modesto con l'egocentrico, ciò che è spiegato con ciò che non lo è»
JAN HOET, Andrea Rossi Andrea, Galleria Grazia Terribile, in "Tema Celeste", aprile-giugno 1987
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
Intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea, in "Segno", marzo 1987
GIACINTO DI PIETRANTONIO, Interviste ai galleristi, in "Flash Art", febbraio-marzo 1987
GALLERIA GRAZIA TERRIBILE, in "Flash Art" (International Edition), febbraio-marzo 1987
«Il ricavato [...] servirà alla Terribile per aprire una nuova galleria a Milano e per lanciare il giovane artista Andrea Rossi Andrea, che lei definisce "una forza della natura"»
ROBERTO DI CARO, CARLO GALLUCCI, Le signore della terra, in "L'Espresso", febbraio 1987
GALLERIA GRAZIA TERRIBILE, in "Tema Celeste", gennaio-marzo 1987
GALLERIA GRAZIA TERRIBILE, in "Flash Art", dicembre 1986-gennaio 1987
AA.VV., Au cœur du Maelström, Bruxelles, (B), Société des Expositions du Palais des Beaux-Arts, 1986
«[...] Andrea Rossi Andrea mi suscita in fondo dolce tenerezza, perchè [...] suggerisce il suo essere tristemente e senza solennità, consapevole di tutto.
Ma sono queste opinioni legittimabili quanto cento altre e che segnano, casomai, il congedo dalle infinite possibilità del comprendere, visto il tono (e la ragione) intimista che le ha suscitate.
Poichè se esiste l'urgenza di capire e motivare l'arte contemporanea, perennemente sospesa sul filo dell'audacia, è vero anche che l'indicibile è problema di molti, ma incanto di tutti»
AMALIA ZORDAN, giornalista, 1986. Da: Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna, (1° tomo in preparazione. Con interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea e del Ground Plane Antenna Glocal Studio)
LUCIA SPADANO, Arte in Italia 1986, in "Segno", novembre-dicembre 1986
GALLERIA GRAZIA TERRIBILE, SOCIÉTÉ DES EXPOSITIONS DU PALAIS DES BEAUX-ARTS, in "Tema Celeste", novembre 1986
GALLERIA GRAZIA TERRIBILE, in "Juliet", ottobre-novembre 1986
Interventi iconografici di Andrea Rossi Andrea, in "Perimetro", autunno 1986
GALLERIA GRAZIA TERRIBILE, in "Flash Art", estate 1986
«[...] Andrea Rossi Andrea apre questa mia rassegna con una "ground plane" di concettualità»
ENZO BATTARRA, Noi di Babilonia la Grande, in "Segno", gennaio-febbraio 1986
(con intervento iconografico di Andrea Rossi Andrea)
SANTA FIZZAROTTI, I sensi dell'alchimista ovvero la genesi dell'anticritico, in "Segno", gennaio-febbraio 1986
«SANTA FIZZAROTTI - Se tu non riesci a "vedere" molte possibilità, perchè guardi al lavoro di Andrea Rossi Andrea?
GRAZIA TERRIBILE - Perchè Andrea Rossi Andrea esce dagli schemi e dagli stereotipi.
Per adesso preferisco pensare che il suo lavoro sia un'azione artistica, sulla quale non posso e non voglio dire nulla. Andrea Rossi Andrea si definisce un artista mediocre... e comunque Jan Hoet ha detto di lui: "Lo stesso messaggio, continuamente, mediante il segno più semplice e anche molto palese: un'antenna come oggetto magico, come feticcio, come metafora per la complessità della creazione artistica.
Andrea Rossi Andrea ci provoca con il suo essere artista paradossalmente e concretamente insieme, come chi è alla ricerca del posto che gli spetta pur consapevole della propria goffaggine in seno alla società. Proprio lui, contemporaneamente aggressivo e tenero, rilassato e preoccupato"»
GRAZIA TERRIBILE, SANTA FIZZAROTTI, I luoghi dell'Utopia, in "Segno", gennaio-febbraio 1986
GRAZIA TERRIBILE, Dopo anatomia dell'arte, in "Segno", gennaio-febbraio 1986
CENTRO INTERNAZIONALE DI RICERCA PER L'INFORMAZIONE E LA SPERIMENTAZIONE IN ARTE ED AGRICOLTURA DI GRAZIA TERRIBILE, in "Flash Art", novembre 1985
GRAZIA TERRIBILE, La lunga schiera dei ribelli, in "Segno", ottobre 1985
CORRADO LEVI, Composizione Architettonica III, Milano, Facoltà di Architettura, 1984-85

Andrea Rossi Andrea, "Cambio di ruolo", 2007, da Ground Plane Antenna
© Andrea Rossi Andrea